“Tregua” dei maoisti, Kathmandu approva il bilancio ed evita la bancarotta

I parlamentari maoisti tolgono il veto al bilancio statale che verrà approvato oggi in parlamento. Saranno ripristinati i principali servizi alla popolazione. Annunciate nuove proteste per dicembre.

di Kalpit Parajuli

Kathmandu (AsiaNews) –  Il governo nepalese approva oggi il nuovo bilancio statale ed evita il rischio di bancarotta annunciato ai primi di novembre. Ciò è stato possibile grazie a una “tregua” dei parlamentari maoisti che dal maggio scorso hanno deciso di uscire dal governo di unità nazionale. Lo scorso 22 novembre il leader del Partito maoista (United Communist Party of Nepal-Maoist, UCPN-M) Prachanda ha dichiarato: “abbiamo deciso di dare al governo una tregua di tre giorni per l’approvazione del bilancio – ha affermato il leader – facciamo questo solo per il nostro ruolo di responsabilità verso i lavoratori statali”.

Con l’approvazione del nuovo bilancio il governo avrà accesso ai fondi per pagare impiegati statali, compresi i parlamentari maoisti, da due mesi senza stipendio. Ciò consentirà la ripresa dei servizi alla popolazione, tra tutti quello ospedaliero, e dei  programmi di sviluppo industriale. Il governo riuscirà anche ad erogare sussidi ai 20mila guerriglieri  maoisti ancora nei campi di addestramento, limitando così il rischio di ulteriori rivolte.

Nonostante la “tregua”, il vicepresidente del Partito maoista, Baburam Bhattarai, ha annunciato nuove manifestazioni. Queste rischiano di destabilizzare il Paese per quasi tutto il mese di dicembre bloccando le attività di scuole, uffici governativi, fabbriche e trasporti. Dall’11 al 13 novembre oltre 150mila maoisti avevano già sfilato per le strade per chiedere il loro reintegro nella società, bloccando l’ingresso dei principali uffici governativi.

  Alla nascita della Repubblica nepalese (2006), è stato decretato il disarmo delle milizie maoiste e il loro assorbimento nell’esercito. Nel 2008, guidati dal loro leader Prachanda,  i maoisti hanno vinto le elezioni. Ma il presidente  Ram Baran Yadav, timoroso del troppo potere dei maoisti, si rifiuta fino ad ora di integrare gli ex ribelli nell’esercito. A causa di ciò, il 4 maggio scorso Prachanda si è dimesso e guida ora le proteste.

 

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