Alluvioni in Pakistan, per ricostruire occorrono miliardi di euro

Il Paese non è in grado di affrontarli da solo e il premier Gilani lancia un drammatico appello al mondo. Intanto l’acqua avanza e aumentano morti e villaggi sommersi. I profughi talvolta non hanno cibo né acqua potabile: nascono scontri con la polizia.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Secondo le Nazioni Unite, ci vorranno miliardi di euro per riparare i danni causati dalle peggiori inondazioni della storia pakistana. Intanto prosegue l’emergenza, con migliaia di persone ancora da evacuare dalle zone a rischio

I profughi sono oltre 15 milioni, i morti almeno 1500, ma il bilancio continua a peggiorare.

Jean-Maurice Ripert, inviato speciale Onu, ha commentato oggi che “la fase dell’emergenza richiederà centinaia di milioni di dollari e per il recupero e la ricostruzione ci vorranno miliardi di dollari”.

Sono stati sommersi e distrutti interi villaggi, strade, infrastrutture, devastati i campi coltivati. Nessuno prova nemmeno a ipotizzare quando tempo ci vorrà per dare ai profughi nuove abitazioni e un lavoro. La distruzione delle coltivazioni (devastati almeno 570mila ettari di coltivazioni nel solo Punjab, il granaio del Paese) ha fatto salire i prezzi di verdure e altri generi alimentari; i prezzi di pomodori, cipolle e patate sono quadriplicati e sono eccessivi per la molta gente che già viveva nella povertà. E’ un colpo durissimo per Islamabad, già molto indebitata con l’estero e dipendente dagli aiuti economici internazionali.

Anche perché l’acqua non si ferma: il fiume Indo ieri ha superato gli argini vicino alla città di Sukkur, nel Sindh, e ha sommerso il villaggio di Mor Khan Jatoi, distruggendo oltre 1500 povere case di terra.

Ieri il premier Yousuf Raza Gilani ha lanciato un drammatico appello alla comunità internazionale: “noi useremo ogni nostra risorsa – ha detto – per i salvataggi, per fornire cibo e medicine e ripari [ai profughi], ma è oltre le nostre capacità. Ci appelliamo al mondo”.

Crescono intanto le polemiche per l’inefficienza degli aiuti del governo, ancora lenti nonostante l’emergenza sia in atto da 2 settimane: i profughi di Sukkur hanno protestato che sono rimasti per lungo tempo seduti in zone alte senza ripari, senza cibo, senza nessun aiuto o soccorso. In alcuni centri di raccolta profughi mancano cibo e acqua potabile e le persone esasperate hanno inscenato manifestazioni: la polizia è intervenuta per sciogliere la ressa ed è stata bersagliata con sassi.

Gli abitanti di altri villaggi della zona fuggono dalle case, su carri trainati da asini o a piedi, portando con loro poche cose e il bestiame.

Continuando pure le sciagure annunciate: in 2 villaggi nella zona Gilgit-Baltistan gli smottamenti del terreno hanno ucciso 53 persone.

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