Lahore (AsiaNews) – Un incontro interculturale ed interreligioso, promosso e pubblicizzato da partiti politici e rappresentanti religiosi, per ridare indipendenza al sistema giuridico pakistano e per sottolineare “le responsabilità della società nella difesa dei diritti civili e politici” dei cittadini. E’ questo il senso della Conferenza nazionale che si è svolta nei giorni scorsi a Lahore, mentre nel resto del Paese si svolgevano le manifestazioni a favore di Iftikhar Muhammad Chaudhry, presidente della Corte Suprema arrestato per ordine del presidente Musharraf il 9 marzo scorso.
Organizzato dalla Commissione nazionale giustizia e pace, l’incontro ha riunito oltre 180 fra attivisti politici ed umanitari, operatori sociali, giornalisti ed avvocati di entrambi i sessi e di tutte le religioni. I lavori sono stati presieduti da mons. Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad.
Peter Jacob, segretario esecutivo della Commissione, ha spiegato in apertura che “l’incontro vuole essere un ponte di collegamento fra le diverse realtà socio-politiche del Paese, che si devono incontrare se vogliono identificare i percorsi da seguire per risolvere le sfide che affliggono il Pakistan”.
Secondo Javed Iqbal Moazam, segretario generale del Partito popolare pakistano, “è necessario rispondere alla chiamata dei diritti umani. Attualmente, infatti, il nostro Paese è dominato da una politica di tipo coloniale, che lo tiene diviso in due sezioni: una ha potere e risorse, mentre l’altra è povera e senza diritti”. Questo stato di cose “deriva dal disordine politico che impera nel nostro sistema, e non può cambiare se non si dà effettivo potere alla democrazia. Per questo invito tutti i cittadini a partecipare in massa al processo politico, l’unica strada verso la democrazia”.
Pervaiz Malik, segretario centrale della Lega musulmana del Pakistan, ha ricordato che “Quaid-e-Azam, il fondatore del nostro Paese, ha portato avanti la sua visione di Stato democratico, dove ognuno, senza distinzione di razza, colore o credo deve essere uguale. Lo stato attuale delle cose, però, va contro il suo ideale. La società civile non deve farsi sconfiggere, ma anzi deve continuare la sua lotta per la democrazia”.
In conclusione, tutti i partecipanti hanno firmato una dichiarazione che chiede al governo di “dare piena attuazione ai principi costituzionali, garantire l’indipendenza del potere giudiziario e rendere così giustizia ai diritti ed ai doveri della popolazione”. Per fare questo, “Islamabad deve ripulire il sistema elettorale da ogni interferenza, sia essa interna, esterna, militare o anche religiosa. Per questo fine, inoltre, si deve eliminare senza altri indugi ogni bando al libero incontro di cittadini, che devono potersi esprimere senza timori”.










