Cristiani e musulmani pakistani celebrano i due “martiri” della lotta contro il terrorismo

A Faisalabad attivisti e cittadini hanno indetto una fiaccolata per onorare la memoria di Aitzaz Hassan e Aslam Khan. Appello al governo: basta “dialoghi infruttuosi” con gli estremisti, ma “misure concrete” per la pace e la giustizia. A Lahore si è tenuta una veglia di preghiera, per restare “uniti contro il terrorismo”.

di Shafique Khokhar

Faisalabad (AsiaNews) - Il governo non deve intavolare "dialoghi infruttuosi", al contrario deve mettere in atto "misure concrete" e una "strategia" adeguata contro il terrorismo e chi diffonde una logica di paura e di violenza nel Paese. La priorità deve essere "la sicurezza dei cittadini". È quanto hanno chiesto attivisti e membri della società civile, che hanno partecipato a una fiaccolata (nella foto) in memoria di due cittadini, un giovane studente e uno dei massimi esperti dell'antiterrorismo, vittime di due diversi attacchi di matrice fondamentalista islamica. In tutto il Pakistan si susseguono eventi e iniziative per ricordare i "martiri" Aitzaz Hassan, giovane studente di Hangu e Ch. Aslam Khan, il super-poliziotto di Karachi, assassinati da estremisti islamici. Ieri sera al Circolo della stampa di Faisalabad la Peace and Human Development (PHD Foundation) e l'Association of Women for Awareness and Motivation (AWAM), in collaborazione con l'Adara Samaji Behbood (ASB), il National Minorities Alliance of Pakistan (NMAP) e lo Human Rights Defenders Network hanno promosso un'iniziativa comune per la pace. 

In molti hanno voluto aderire alla fiaccolata, per ricordare i martiri e lanciare a gran voce il proprio grido contro il terrorismo. Fra le richieste rivolte all'esecutivo, la promozione di azioni più decise ed efficaci nella lotta contro il fondamentalismo e le organizzazioni che perpetrano impunite da anni attacchi mirati e attentati sanguinari nel Paese. Gli attivisti aggiungono che quanti lottano contro questa logica di terrore sono da considerare "eroi nazionali" e vanno ricordati per il loro "estremo coraggio" e integrità nello svolgimento del proprio compito. I partecipanti hanno acceso una candela e mostrato con orgoglio i volti di Aitzaz Hassan e Aslam Khan. Molti i cartelloni, gli slogan e gli striscioni che inneggiavano alla pace e alla fine delle violenze. 

Suneel Malik, direttore di PHD Foundation, critica il governo che vuole intavolare dialoghi di pace con i talebani, bollati come "nemici dell'umanità" e "assassini di cittadini innocenti", invece di fermare la "deriva estremista". Naseem Anthony, direttore programmi di AWAM, esprime profonda preoccupazione per la situazione relativa "alla legge e all'ordine" pubblico nel Paese e chiede al contempo di affrontare la situazione "prima che sfugga da ogni controllo".  L'attivista per i diritti delle donne Shazia George ricorda che è "compito fondamentale" dello Stato proteggere i propri cittadini, ma chi è libero di muoversi - al contrario - sono proprio i terroristi. 

Robin Daniel, esperto di politica interna, auspica un progetto chiaro, concreto e condiviso fra tutti gli attori interessati per fermare la spirale di violenze. Un docente musulmano, Touheed Ahmed Chattha, spiega che "il terrorismo è diventato un male incurabile", per questo "è inutile negoziare" con chi "non ha rispetto per l'essere umano". "I terroristi - aggiunge - possono essere combattuti solo con una decisa azione militare, e devono essere condotti davanti alla giustizia per aver colpito persone innocenti". 

Anche a Lahore si è tenuta una veglia di preghiera per ricordare i due "eroi", promossa dalla Chiesa cattolica locale e alla quale hanno aderito migliaia di persone. Durante la cerimonia p. Arif Gill, sacerdote diocesano, ha affermato che il Paese "si unisce conto il terrorismo" e ricorda "la memoria di due uomini coraggiosi, che hanno sacrificato la propria vita per salvarne altre. È tempo - ha aggiunto - di scegliere da che parte stare, se alimentare il terrorismo o sradicarlo alla radice". 

(Ha collaborato Jibran Khan)

 

 

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