Islamabad (AsiaNews) - Riconoscere il ruolo delle scuole cristiane nello sviluppo educativo del Pakistan, rimuovere tutti i discorsi di odio e discriminazione a partire dai libri di testo e rivedere la decisione che implementa lo studio dell’arabo. È quanto hanno chiesto i partecipanti all’incontro consultivo che si è tenuto ieri a Islamabad e che ha visto riuniti attivisti, esperti, educatori e leader cristiani. A promuovere l’evento il Centre for Social Justice, che ha accolto con favore la richiesta del governo di suggerimenti e collaborazioni di tutte le parti interessate e dei semplici cittadini nella scrittura del Piano educativo nazionale per il 2021.
Fra i partecipanti all’incontro di ieri nella capitale del Pakistan vi sono alcune fra le personalità di primo piano nel mondo dell’attivismo e dell’educazione, da anni indicata come l’unica via per scongiurare la “talebanizzazione” del Paese. Yaqoob Bangash, A H Nayyar, Zeeba Hashmi, Anjum James Paul, Peter Jacob, Afshan Human, Abraham Murad e Anjum James Paul hanno portato la loro voce e la loro esperienza nel settore, sottolineando una volta di più come l’istruzione scolastica sia la via per garantire “dignità e sviluppo sociale per tutti gli esseri umani”.
Al centro dei lavori, l’analisi dei piani scolastici (sei in totale) adottati dai governi in passato e le correzioni da apportare in un’ottica di pluralismo, pari dignità e diritti. Non sono mancate critiche contro alcune “irragionevoli sperimentazioni” degli anni scorsi, fra le quali la nazionalizzazione delle scuole e delle politiche educative del 1972, che ha “danneggiato la qualità e il livello della formazione” degli studenti, unita alla mancanza di uno stanziamento adeguato di risorse.
Anche questo, osservano gli esperti, è uno dei motivi per i quali il Pakistan è relegato nelle posizioni inferiori per alfabetizzazione, standard educativi e qualità dell’insegnamento. Rilanciando l’impegno nel settore e per la causa della scolarizzazione in Pakistan, i partecipanti hanno evidenziati cinque punti da inserire all’interno della National Education Policy 2021: in primis, il riconoscimento del ruolo delle scuole cristiane nella storia e nello sviluppo del Pakistan; la politica di decentramento approvata nel 1980 e non ancora attuata a fondo, che riguarda soprattutto la provincia del Punjab e gli istituti cattolici o gestiti dalla Chiesa; assicurare fondi sufficienti alle scuole cattoliche, che sono in maggioranza realtà no-profit e non riescono a recuperare le risorse necessarie con il solo pagamento di tasse e rette scolastiche; rimuovere il materiale che promuove odio e intolleranza di genere, religione, lingua o etnia, assicurando che non vi siano preferenze per una sola categoria; rivedere la decisone di implementare l’insegnamento dell’arabo, consultando prima esperti, linguisti e insegnanti sulla reale fattibilità.










