Kashmir, sopravvissuti al terremoto: difficile ricominciare a vivere

Nel sisma del 24 settembre sono morte 39 persone. Il governo tarda a distribuire i fondi per la ricostruzione. La Caritas distribuisce aiuti e kit d’assistenza nel distretto di Mirpur.

di Kamran Chaudhry

Lahore (AsiaNews) – Dopo il violento terremoto di magnitudo 5.8 che ha colpito il territorio del Kashmir pakistano è difficile tornare alla normalità. Lo dicono ad AsiaNews alcuni sopravvissuti al sisma del 24 settembre scorso, localizzato nella zona di Mirpur. Gul Shehzad, agente immobiliare, è uno di questi. Il giorno della scossa si trovava a Islamabad quando il suo villaggio di Kalri è stato colpito. Sua moglie, al sesto mese di gravidanza, era sola in casa. “Il tetto della nostra casa di cinque stanze – racconta – è crollato mentre lei era fuori [a guardare] impotente. Le ho detto di sedersi per terra e pregare”.

Secondo l’Autorità nazionale per la gestione dei disastri (Ndma), almeno 39 persone sono morte e più di 700 rimaste ferite; 7.456 case e 200 veicoli sono stati danneggiati; 580 capi di bestiame sono andati perduti. Il governo federale e quello provinciale di Azad Jammu and Kashmir hanno annunciato lo stanziamento di un milione di rupie di risarcimento per ogni vittima [quasi 5.800 euro, ndr], usufruibile dagli eredi.

Per Shehzad la distribuzione dei fondi è molto lenta. Quando sono terminate le scosse di assestamento, egli ha presentato una richiesta d’assistenza al commissario del distretto per far demolire in fretta la casa. “I vicini – racconta – si lamentavano dei mattoni che continuavano a cadere dalle pareti durante le piogge. Mi hanno avvertito che ci sarebbero state gravi conseguenze se qualcuno fosse morto per la struttura pericolante. La mia casa è situata su una piccola roccia. Ero preoccupato per la vita dei pedoni che passavano lì sotto”.

Shehzad è stato costretto a vendere i gioielli della moglie per poter demolire l’abitazione. Ora la coppia vive in un villaggio vicino. L’uomo aggiunge: “Sono cresciuto in quella casa. Forse sarò in grado di ricostruirla tra 30 anni. Un dipendente che guadagna 15mila rupie al mese [86 euro] deve scegliere o di nutrire la sua famiglia o di costruire la casa”.

Adnan Ghos, attivista del movimento politico Pakistan Tehreek-i-Insaf Party nello stesso villaggio, punta il dito contro le rivalità politiche che immobilizzano la situazione. “Nel villaggio – dice – sono state danneggiate più di 30 case, ma maggior parte costruite in pietra; le vittime del terremoto sono povere. Noi veniamo ignorati perché Raja Farooq Haider, primo ministro di Azad Jammu and Kashmir, è rivale del partito Pakistan Muslim League (N)”.

Intanto la Caritas sta portando aiuti nelle aree terremotate. Il 21 ottobre mons. Joseph Arshad, arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi e presidente della Conferenza episcopale pakistana, ha distribuito materiale di soccorso e generi di prima necessità a 42 famiglie nel distretto di Mirpur. Insieme a lui c’erano Amjad Gulzar, direttore esecutivo di Caritas Pakistan, e due sacerdoti. I kit comprendevano lenzuola, utensili da cucina e materiale igienico-sanitario. Il vescovo ha detto: “È una piccola donazione a nome della Chiesa cattolica. Non possiamo risarcire il vostro dolore, ma possiamo stare con voi in questo momento difficile”.

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