L'omicidio del giovane cattolico nascosto dai media e ignorato dal governo

Sostegno alla comunità cristiana dai musulmani moderati

Lahore (AsiaNews) – I media in genere hanno tentato di non dare spazio alla notizia; le autorità hanno ignorato il fatto, ma la drammatica notizia delle torture e dell'omicidio di un giovane studente cattolico, che gli aggressori hanno tentato di convertire con la forza all'islam, suscita ancora shock e timori tra la gente e la comunità cristiana del Pakistan. Peter Jacob, segretario esecutivo della Commissione episcopale di giustizia e pace - che ha deciso di denunciare i responsabili - ha spiegato ad AsiaNews come la commissione continua a mobilitarsi per fare luce sulla vicenda e qual è la reazione delle autorità, dei media e dei musulmani.

Come si è venuti a conoscenza delle violenze inflitte a Javed Anjum, 18 anni, studente di economia e commercio, da parte di un insegnante e alcuni studenti di una scuola islamica e come è stata riportata dai media pakistani?

È stato il giovane cattolico ferito e torturato, prima di morire, a raccontare in ospedale di essere stato aggredito per convertirsi all'islam. La famiglia ha appreso da lui quello che era accaduto. All'inizio, si è tentato di non far trapelare la notizia, ma quando ha cominciato a circolare, i media pakistani, soprattutto quelli in lingua inglese, l'hanno pubblicata.

Come procede l'impegno della Commissione di Giustizia e Pace in merito a questa triste vicenda?

Al momento, la nostra posizione è chiedere che il caso sia registrato in tribunale in maniera corretta e completa - cosa che non si è ancora verificata – perché allo stato attuale la denuncia è stata riportata come omicidio – cosa che corrisponde a verità - ma non risulta che è stato conseguenza di un tentativo di conversione forzata. Non sappiamo come evolverà la situazione, ma noi continueremo a portare avanti le nostre richieste. Casi di conversioni forzate all'islam e di morti misteriose e sospette si sono già verificati, questo non è l'unico. Si tratta di una delle più gravi violazioni dei diritti umani. Per questo la Commissione giustizia e pace ha chiesto al governo del Punjab – la nostra provincia – non solo di fare giustizia nel caso di Anjum, ma "di prendere misure a lungo termine per sradicare l'odio religioso e di seguire la legge, mettendo in atto provvedimenti contro questi odiosi crimini".

Qual è stata la risposta delle autorità pakistane?

Stiamo ancora aspettando una risposta dal governo del Punjab e dal governo centrale. Speravamo che almeno l'amministrazione provinciale esprimesse condoglianze o inviasse un rappresentante al funerale, o facesse qualcosa per essere vicino alla comunità cristiana locale. Invece niente.

Come hanno reagito alla notizia i musulmani del Paese?

C'è una divisione all'interno della comunità islamica, tra integralisti e moderati. I responsabili dell'omicidio appartengono ad alcune frange estremiste e trovano consensi. Alcuni hanno tentato di mettere a tacere la vicenda, di proteggere i criminali aggressori. Dall'altra parte, noi abbiamo il sostegno dei musulmani moderati, persone di grande generosità. Molti di essi, insieme a organizzazioni per i diritti umani e ong, sono venuti dalle città più importanti come Lahore e Islamabad a fare una visita di solidarietà e hanno contribuito a diffondere la notizia. (MR)

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