Pakistan, il terremoto avvicina le persone

Giovani cattolici a fianco di musulmani estraggono i superstiti dalle macerie. Oltre 4 milioni i senzatetto; si temono epidemie, cancrena e l'inverno himalayano.

di Qaiser Felix

Islamabad (AsiaNews) – Aumenta l'emergenza per i sopravvissuti al terremoto dell'8 ottobre nel Pakistan nord-occidentale. Oltre alla necessità di vestiti caldi, cibo e medicine, si teme la diffusione di epidemie in zone dove migliaia di cadaveri aspettano ancora di essere sepolti. Intanto i soccorsi iniziano ad affrontare casi di cancrena tra i superstiti a lungo rimasti sotto le macerie.

Ad oggi il bilancio ufficiale delle vittime del sisma nel Kashmir pakistano è di 25 mila. Secondo le autorità di Islamabad, i feriti sono 63 mila. Oggi l'Unicef  parla di 4 milioni di senza tetto e di 120 mila persone con urgente bisogno di assistenza umanitaria.

La popolazione pakistana ha risposto con grande generosità all'emergenza. Persone di tutte le fedi donano quanto possono: denaro ma anche tavoli, vestiti e qualsiasi cosa possa essere utile. Ieri il presidente Pervez Musharraf ha lodato questo spirito di collaborazione. "Apprezzo la gente – ha esclamato – per il coraggio, l'unità e il sostegno mostrato alle vittime del disastro."

A Islamabad molti giovani cristiani hanno lavorato insieme ai membri della Fondazione Edhi - un'importante organizzazione musulmana – nei soccorsi alle vittime del crollo di un edificio commerciale.

Ieri mons. Joseph Coutts - vescovo di Faisalabad e direttore nazionale della Caritas pakistana - ha presieduto un incontro per coordinare gli aiuti dei gruppi cristiani locali. "I giovani – ha detto il presule ad AsiaNews – hanno il desiderio di offrire il loro servizio per aiutare le vittime". Ha poi aggiunto che parrocchie e organizzazioni cattoliche, soprattutto a Islamabad e nella diocesi di Rawalpindi, già raccolgono denaro e quanto può essere utile.

"La Caritas pakistana, che lavora insieme al Catholic Relief Service (Crs), ha già allestito campi di'accoglienza a Mansehra, 175 km a nord di Islamabad".

Più dura l'emergenza più avanza la minaccia epidemie. Secondo medici impegnati nei soccorsi, le forniture di acqua in molti villaggi sono interrotte e la gente beve qualsiasi cosa trova. Anche acqua fangosa. Molte persone, inoltre, dopo essere rimaste a lungo intrappolate, sono affette da cancrena, mortale senza un adeguato intervento medico.

L'inverno himalayano potrebbe causare altri morti. Sono previste maggiori piogge e un abbassamento della temperatura. Di notte la temperatura scende già a 6 gradi.

Aiuti ai terremotati arriveranno anche da organizzazioni di ebrei americani, tra cui l'American Jewish Congress-Council for World Jewry, il Joint Distribution Committee e l'American Jewish World Service, che stanno già raccogliendo fondi. Il Pakistan al momento non ha rapporti diplomatici con Israele.

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