Punjab: 14enne kamikaze colpisce un centro dell’esercito, 30 morti e 40 feriti

Muhammad Zeeshan si è fatto esplodere fra i soldati impegnati nelle esercitazioni del mattino. Il ragazzo studiava nella locale madrassa, le scuole coraniche sempre più centri di propaganda fondamentalista. Vescovo di Islamabad: cristiani pakistani vicini ai militari nella lotta contro gli estremisti.

di Jibran Khan

Lahore (AsiaNews) – Studiava in una madrassa il 14enne kamikaze che si è fatto esplodere questa mattina in un centro di addestramento dell’esercito pakistano – reggimento del Punjab – provocando 30 morti e circa 40 feriti fra i militari. In circostanze ancora da verificare, Muhammad Zeeshan si è introdotto nell’area indossando una uniforme della locale scuola di Aziz Bhatti, innescando l’esplosivo vicino ai soldati impegnati nelle esercitazioni. L’attacco suicida con protagonista un ragazzino – rivendicato da un gruppo estremista – mostra quanto sia profonda la cultura della violenza propagandata nelle scuole coraniche in Pakistan, divenute centri di reclutamento per aspiranti suicidi.

 

Il Centro militare del Punjab è situato a Mardan, cittadina nel nord-ovest distante circa 40 km da Peshawar. L’attentato mostra l’impotenza dell’esercito nel contrastare il fondamentalismo, nonostante le ripetute operazioni dei soldati contro obiettivi talebani e al Qaeda nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan.

 

I soccorritori hanno trasferito i feriti nel vicino ospedale militare (Chm), mentre gli inquirenti hanno avviato le indagini per capire come ha fatto il ragazzo a introdursi nel campo, eludendo le misure di sicurezza. Quello di oggi è l’attacco più sanguinoso contro obiettivi dell’esercito, dopo la strage del 2006 – avvenuta sempre nello stesso centro di addestramento – in cui sono morti 35 soldati.

 

L’attentato suicida di oggi è stato rivendicato dal gruppo estremista Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp). Dalle prime ricostruzioni emerge che il 14enne Muhammad Zeeshan è nativo di Mardan e studiava nella locale madrassa, la scuola coranica, una delle tante divenute negli anni centri di reclutamento per aspiranti kamikaze e centri di propaganda per gli estremisti e i talebani. Una ricerca condotta lo scorso anno da una organizzazione internazionale mostra che le madrassa in Pakistan promuovono “violenza e intolleranza”; ai giovani viene insegnato il jihad, la guerra santa, e l’odio verso i non-musulmani.

 

Le scuole coraniche sono dei veri e propri centri per il lavaggio del cervello in cui gli ideologi, in nome dell’islam, vogliono perseguire obiettivi nascosti e di matrice politica. Per raggiungere gli scopi prefissati non esitano a indottrinare giovani studenti al martirio in nome della religione: i talebani reclutano i ragazzi e li addestrano in centri specializzati, trasformandoli in bombe umane. Fonti della sicurezza rivelano che le famiglie ricevono ingenti quantità di denaro, per il sacrificio compiuto dai figli.

 

Dagli studi emerge che i giovani pakistani sostengono il fondamentalismo, sono contrari ad una “occidentalizzazione” del Paese e ritengono l’Occidente un nemico da combattere. Organizzazioni fondamentaliste come il Ttp alimentano l’odio e cercano aspiranti kamikaze da sfruttare per colpire obiettivi sensibili. Diversi organismi che operano in Pakistan si battono per promuovere invece armonia e tolleranza, per educare i giovani e allontanarli dal fanatismo, ma è un’impresa ardua da raggiungere.

 

L’attacco di oggi giunge in un momento di profonda crisi politica, economia e sociale. Il premier Gilani ieri ha sciolto l’esecutivo – formato da oltre 50 membri – per dar vita a un governo più snello e meno dispendioso. Il Primo Ministro e altri alti funzionari hanno condannato l’attacco, ma i moniti dei politici sembrano sempre più destinati a cadere nel vuoto.

 

Interpellato da AsiaNews mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad, ha condannato l’attentato, sottolineando che “il Pakistan è divenuto egli stesso obiettivo del terrorismo e sta pagando un prezzo altissimo”. Il prelato ricorda la perdita di “donne e bambini innocenti”, vittime di “atti codardi” che servono solo a “diffondere il terrore”. Egli conclude affermando che “i cristiani pakistani sono vicini all’esercito” nella lotta contro il terrorismo e denuncia la “mancanza di un progetto educativo” che porta i giovani imboccare la via del male.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000