Sindh: derubate degli aiuti alcune famiglie cristiane colpite dalle alluvioni

Anche se le acque si sono ritirate, la situazione nel sud del Pakistan resta drammatica: la povertà è quadruplicata e la popolazione si è ridotta al saccheggio. Il vescovo di Hyderabad: "Già prima del disastro la nostra situazione era difficile". Ancora aperta la campagna di AsiaNews per inviare aiuti.

di Shafique Khokhar

Sindh (AsiaNews) - Mentre a Sharm el Sheik il mondo discute stancamente dell'emergenza climatica, nel sud del Pakistan le condizioni delle popolazioni colpite ad agosto da un'alluvione senza precedenti per dimensioni e danni restano drammatiche. La settimana scorsa alla COP27 è stato lo stesso primo ministro Shehbaz Sharif a chiedere alla comunità internazionale fondi di emergenza per affrontare le disastrose conseguenze delle piogge anomale che hanno colpito il Paese, causando quasi 2mila morti e danni materiali a oltre 5 milioni di persone.

Grazie alla campagna lanciata da AsiaNews, nelle scorse settimane erano state soccorse 90 famiglie cristiane, musulmane e indù che vivono nel villaggio di Allah Bachao Shoro, vicino a Hyderabad. Sono state distribuite tende, zanzariere e razioni di cibo, che però non bastano per tutti: alcune famiglie cristiane, dopo aver ricevuto dalla locale diocesi altri beni di prima necessità, sono state attaccate e derubate.

Si tratta perlopiù di agricoltori cristiani che, ora che i raccolti sono sommersi, sono costretti ad andare a Hyderabad in cerca di lavoro alla giornata. Spesso vengono pagati la metà perché i datori di lavoro approfittano della loro condizione di estrema povertà: al posto di 800 rupie (4 euro), ne ricevono 4-500 (2-2,50 euro).

"Viviamo qui da quarant'anni e non abbiamo mai assistito a simili incidenti perché siamo tutti poveri. Ma dopo le inondazioni la povertà è quadruplicata e molte persone ora rubano per sostenere le loro famiglie”, racconta Abdul Majeed, un catechista locale. “Dopo questi fatti la nostra comunità cristiana ha paura e vuole trasferirsi in un altro luogo. Viviamo nelle tende in riva ai canali, la stagione invernale è arrivata e non abbiamo vestiti caldi, coperte e trapunte". 

Episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani erano già stati segnalati nei giorni scorsi ad AsiaNews anche dal vescovo di Hyderabad, mons. Samson Shukardin: “Ci sono stati casi in cui si è stato detto ai cristiani ‘questo non è per te, è per altri’ e così non il cibo non veniva consegnato. In molti luoghi le persone non sono trattate da pari”.

Nonostante le acque si siano ritirate, rimangono ancora grossi problemi nella regione: “Il primo riguarda il cibo - spiega ancora mons. Shukardin -. Stiamo dando denaro ai contadini per impiantare nuove colture, ma il terreno non è ancora pronto e per i raccolti comunque ci vorrà tempo. E poi c’è l’assistenza sanitaria a chi ha perso tutto e vive ancora in condizioni precarie”.

Anche molte chiese sono state danneggiate, e non è chiaro se i programmi di assistenza varati dal governo aiuteranno la regione del Sindh a risollevarsi: “Anche prima di questo disastro eravamo in difficoltà”, ha continuato il presule. “Ora le ong stanno intervenendo, ma gli è stato concesso di farlo per soli sei mesi. Speriamo che la gente possa ricevere cure mediche, perché in questa zona ci sono davvero pochi medici e ospedali”.

La campagna di AsiaNews per sostenere le persone alluvionate è ancora aperta: è possibile offrire il proprio sostegno CON UNA DONAZIONE ON LINE A QUESTO LINK, oppure attraverso i seguenti canali INDICANDO SEMPRE LA CAUSALE AN05 EMERGENZA PAKISTAN

  • Versamento on line con Carta di credito (Visa,Cartasì, Mastercard, American Express) o Paypal
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