Sindh, liberata cristiana rapita da musulmani

Si chiama Aneeta e ha 24 anni. Il suo ritrovamento è avvenuto dopo otto ore ed è stato possibile grazie all'intervento del parroco locale. La famiglia della ragazza è stata però trasferita in un altro villaggio per evitare ulteriori ritorsioni.

di Shafique Khokhar

Hyderabad (AsiaNews) - Si chiama Aneeta e ha 24 anni l’ennesima ragazza cristiana rapita in pieno giorno da un villaggio della provincia del Sindh e recuperata dopo otto ore grazie all’intervento del parroco locale e alcuni attivisti. Tuttavia la famiglia al momento si sta nascondendo per evitare ritorsioni e minacce.

La questione riguarda una faida tra famiglie: a novembre 2022 Khadim Masih, nipote di Irshad Masih (il padre di Aneeta) si era trasferito a casa dello zio per lavoro e aveva cominciato a intrattenere una relazione con una ragazza musulmana, Imdad Nabi, appartenente alla tribù Jakharani, molto influente nel Sindh. A metà febbraio Khadim Masih e Imdad Nabi erano fuggiti insieme nel Punjab, ma il padre della ragazza musulmana, Nabidad, ha subito pensato a un rapimento, per cui ha denunciato Irshad Masih, che ha provato a contattare il nipote, ma senza successo. 

Qualche settimana dopo Nabidad ha attaccato la casa di Irshad Masih insieme a un gruppo di una ventina di musulmani: dopo aver torturato le donne della famiglia, hanno rapito Aneeta e minacciato che avrebbero portato via anche altre ragazze cristiane. 

A quel punto Irshad Masih, insieme  ad altri fedeli cristiani del villaggio si è recato da p. Ashfaq, il parroco della zona, chiedendo aiuto. Il sacerdote, grazie al sostegno di Arif Masih (ex parlamentare dell'Assemblea provinciale del Sindh) e di un gruppo di attivisti sociali, è riuscito, dopo otto ore di ricerche, a recuperare Aneeta. Nabidad ha però continuato a minacciare la famiglia cristiana, accusandola di averlo insultato e di aver rapito la figlia. 

Su richiesta del parroco, l'ufficio della Commissione cattolica Giustizia e la Pace (Ccjp) della diocesi di Hyderabad ha preso in carico il caso e ha fornito assistenza legale alla famiglia di Irshad. Con l'aiuto di mons. Samson Shukardin, vescovo della diocesi di Hyderabad, la famiglia di Irshad è stata trasferita in un altro villaggio dove vive nascosta per evitare qualsiasi altro tipo di incidente o ritorsione. 

Il trasferimento è stato reso possibile grazie all’intervento della polizia perché i musulmani del villaggio non volevano permettere alla famiglia di Irshad di fuggire e di portare con sé i propri beni personali, per cui è stata la Chiesa locale a fornire loro brandine e utensili da cucina.

Nel frattempo nei giorni scorsi Imdad è stata trovata e riconsegnata al padre.

"Prima di tutto condanniamo l'atto di Khadim Masih e Imdad, entrambi hanno creato confusione tra musulmani e cristiani. Tutte le famiglie cristiane del villaggio hanno dovuto soffrire per loro”, ha commentato Arif Masih, attivista e politico, interpellato da AsiaNews. “D'altra parte, però, l'attacco alla casa di Irshad Masih e la tortura a donne cristiane da parte dei musulmani è un atto illegale e disumano. Hanno usato il loro potere e la loro influenza perché sono musulmani. Hanno attaccato la famiglia cristiana perché sapevano essere un bersaglio facile, essendo una minoranza, e hanno rapito una loro figlia, che era del tutto innocente. Ora la famiglia cristiana non può entrare nel villaggio perché ancora minacciata dai musulmani”, ha continuato Arif Masih.

“Religiosi cristiani e musulmani dovrebbero svolgere il loro ruolo positivo per creare un ambiente di armonia tra queste due comunità. Nella provincia del Sindh ci sono molti casi di rapimento e conversione forzata di ragazze minorenni delle minoranze, perché i colpevoli sanno che sono povere e non possono alzare la voce contro di loro. Lo Stato dovrebbe prendere seri provvedimenti per proteggere e salvare le ragazze delle minoranze". 

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