Ucciso in Kenya noto giornalista pakistano

Arshad Sharif si era rifugiato in Africa orientale dopo aver criticato l'esercito e il precedente premier Imran Khan. Secondo le prime indiscrezioni sarebbe stato scambiato per un'altra persona. Non è chiaro cosa stesse facendo il reporter nella regione.

di Shafique Khokhar

Karachi (AsiaNews) - Arshad Sharif, noto giornalista pakistano di 50 anni, è stato ucciso a colpi di pistola in Kenya. Il reporter stava viaggiando in auto con il fratello Khurram Ahmed dalla città di Magadi a Nairobi. Secondo la polizia keniana il giornalista non si è fermato a un posto di blocco ed è stato scambiato per un’altra persona. Sharif aveva lasciato il Pakistan a luglio per evitare l’arresto con l’accusa di sedizione dopo aver criticato l’esercito. Prima di raggiungere il Paese africano era stato anche a Dubai e nel Regno Unito.

In un tweet la Commissione per i diritti umani del Pakistan ha affermato che "una lunga e triste storia di tattiche violente per mettere a tacere i cronisti spiega perché la notizia dell'omicidio di Arshad Sharif in Kenya sia stato uno shock per la comunità dei giornalisti". 

Il primo ministro Shehbaz Sharif ha espresso le proprie condoglianze e si è detto profondamente rattristato dalla notizia. Ha inoltre comunicato di aver avuto una conversazione con il presidente del Kenya, William Ruto, e di avergli chiesto di svolgere indagini eque e trasparenti. 

Il Pakistan è da tempo un Paese poco sicuro per i giornalisti: nel 2020 si è classificato al nono posto nell'indice globale di impunità stilato dal Committee to Protect Journalists. Secondo Reporter senza frontiere “la legge pakistana viene utilizzata per censurare qualsiasi critica al governo e alle Forze armate”.

Molti in Pakistan si chiedono perché Sharif abbia deciso di rifugiarsi proprio in Kenya. Secondo i dettagli la polizia ha sparato 10 colpi di pistola contro l’auto del giornalista e un proiettile l’ha colpito alla testa.

Ieri Nasir Ahmed, avvocato musulmano dell'International Lawyers Forum, ha condannato l’assassinio durante i festeggiamenti per la festa indù di Diwali (Deepavali). Cristiani, musulmani, bahi e sikh si sono riuniti a celebrare la festività indù in uno dei templi più antichi del Paese, lo Shri Lakshami Narayan Mandir.

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