Karachi (AsiaNews) – Finché in Pakistan non tornerà la giustizia, sarà impossibile sopravvivere per chi non è musulmano. Questa durissima accusa viene da Rameshri Kumar, sorella di Jagdeesh, il 22enne indù ucciso dai suoi compagni di lavoro che lo accusavano di blasfemia. Lo sfogo è contenuto in una lunga intervista al quotidiano Dawn, che ricostruisce la morte del giovane e la situazione attuale della famiglia “odiata da tutti per un’accusa falsa, che già ci ha procurato tanto dolore”.
Condannato a morte dai suoi stessi colleghi, il giovane è stato picchiato per quasi mezz’ora lo scorso 8 aprile dai musulmani della fabbrica di pelli in cui lavorava. Con l’accusa di aver parlato male del profeta islamico, gli operai hanno applicato in modo arbitrario la famigerata legge anti-blasfemia vigente nel Paese, che prevede la pena di morte per chiunque dissacri l’islam e Maometto. Si tratta della prima vittima indù di questa legge.
La polizia ha arrestato i tre operai che hanno condotto l’aggressione, ma i tre sono accusati di “non aver avvertito l’autorità giudiziaria della blasfemia in corso” e non dell’omicidio. Ratan Kumar, consigliere del distretto di Karachi dove è avvenuto l’omicidio, dice: “Abbiamo dei sospetti, e crediamo che la polizia abbia volutamente coperto la situazione. Questo è un caso di omicidio, non di blasfemia”.
Nel frattempo, però, la famiglia Kumar è in pericolo: secondo la mentalità pakistana, infatti, i familiari di un blasfemo devono essere emarginati, e rischiano la vita anche loro. Un’altra sorella dell’ucciso, Sundri, dice: “Una situazione del genere sarebbe impossibile in tutto il resto del mondo. Non vogliamo risarcimenti o aiuti finanziari: vogliamo giustizia, vogliamo che questa infamia sia allontanata da noi”.
La Chiesa cattolica è intervenuta per chiedere al nuovo governo di intervenire, dando “un segnale di cambiamento” rispetto al precedente esecutivo. In un comunicato della Commissione episcopale giustizia e pace si legge infatti: “Condanniamo l’uccisione del giovane Jagdesh, e ci appelliamo al governo affinché venga fatta piena luce sull’episodio. Non si possono più tollerare tali violazioni ai diritti delle minoranze”.
Il Pakistan è un Paese a larghissima maggioranza musulmano. La popolazione indù si aggira intorno all’1,6 % del totale, mentre i cattolici non superano il 2,2 %.










