Aprono i seggi elettorali. Esplosioni a Jaffna

Tensione molto alta e sicurezza al massimo. Fra i 22 candidati, i più accreditati sono il presidente Rajapaksa e l’ex generale Fonseka. La popolazione vuole i frutti della pace e maggiore sviluppo. Il 47% della popolazione vive sotto la soglia della povertà.

Colombo (AsiaNews/Agenzie) – Dalle 7 di stamane sono aperte in tutto lo Sri Lanka i seggi per le elezioni presidenziali, le prime a Paese unito, dopo la guerra contro i ribelli tamil durata quasi 26 anni.

La tensione è altissima. Più di 68 mila poliziotti sono dispiegati per garantire l’ordine. Stamane, ore prima dell’apertura dei seggi, la gente di Jaffna, nella zona che era della guerriglia tamil, ha sentito 4 esplosioni. Nei mesi scorsi sono morte 4 persone e vi sono stati almeno 800 incidenti legati alla campagna elettorale. Circa 250 mila osservatori vigilano sulla correttezza delle elezioni.

 

A concorrere alla carica di presidente vi sono 22 candidati, ma i vincitori più probabili sono l’attuale presidente Mahinda Rajapaksa e l’ex capo delle Forze armate, gen. Sarath Fonseka. Il primo cerca di sfruttare la notorietà e il successo della guerra contro i Tamil; il secondo, propone una lotta alla corruzione, molto presente nell’attuale governo. I due erano alleati fino a un anno fa (v. foto); oggi sono su fronti opposti.

 

La popolazione chiede invece la pace e un maggiore sviluppo economico per un Paese che – grazie alla corruzione imperante – soffre ancora delle conseguenze dello tsunami del 2004, aggiuntesi a quelle della guerra.

 

Almeno il 47% dei srilankesi vive con meno di 2 dollari al giorno. L’inflazione è altissima e negli ultimi anni ha raggiunto il 20%.

 

Lo Sri Lanka, con una popolazione di 20 milioni, è formata per il 74% da singalesi; il 12% sono tamil. Il problema di una convivenza alla pari è alle radici della guerra appena terminata. Sull’esito delle elezioni pesa il comportamento del governo verso 300 mila rifugiati tamil nel nord, incarcerati in campi profughi.

 

I cattolici sono il 6,7% della popolazione e sono una delle voci che da tempo opera per la riconciliazione del Paese.

 

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