Circa 3300 civili in fuga dagli scontri nel nord-est

La denuncia della Croce Rossa dopo due giorni di intensi combattimenti tra ribelli ed esercito: morte 110 persone, tra cui decine di civili.

Colombo (AsiaNews/Agenzie) – Sono circa 3300 i civili fuggiti ieri agli scontri nel nord-est dello Sri Lanka, in cui sono rimaste uccise 110 persone. La cifra è riferita da fonti interne alle Tigri tamil e all’esercito governativo. Delle vittime di queste ultime violenze, 41 sono civili.

Ribelli e militari hanno combattuto tutto il giorno ieri a colpi di artiglieria e mortaio lungo i confini dei distretti di Trincomalee e Batticaloa. La Croce Rossa denuncia che al momento, nella zona, più di 3300 persone risultano sfollate e chiede a militari e Tigri di rispettare le convenzioni umanitarie internazionali.

Intanto i ribelli riferiscono dell’uccisione di 41 civili in seguito a due giorni di bombardamenti dell’esercito nell’area di Vakarai, sotto il loro controllo. Le forze governative negano di avere attaccato civili e di rimando accusano le Tigri di servirsi di scudi umani. Il ministero della Difesa spiega che i guerriglieri hanno dato il via all’offensiva provocando la risposta dei militari, i quali hanno inflitto gravi perdite ai ribelli. Ma come sempre in questo scenario, ormai da aperta guerra civile, le parti in lotta si smentiscono a vicenda in un gioco volto a screditare il rispettivo nemico. Secondo Colombo il bilancio delle vittime di ieri conta 12 militari uccisi, mentre le Tigri parlano di 30 soldati caduti solo nella giornata del 9 dicembre. L’esercito vanta 40 ribelli morti sotto il suo fuco, mentre la controparte ne denuncia solo tre.

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