Colombo: attivisti e leader religiosi dicono stop agli abusi contro i migranti in Arabia Saudita

In centinaia davanti all’ambasciata saudita di Colombo accusano i rispettivi governi di non difendere i diritti dei migranti. A innescare le proteste, il brutale incidente delle domestica, torturata dai datori di lavoro sauditi e ritornata in patria con chiodi e spilli piantati in tutto il corpo.

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) – Centinaia di attivisti per i diritti umani, leader religiosi e star del cinema locale protestano contro le torture subite dalle domestiche singalesi emigrate in Arabia Saudita per lavoro. Lo scorso 30 agosto una folla di persone si è radunata davanti all’ambasciata saudita di Colombo, scadendo slogan contro i governi di Rhyad e Colombo accusati di non fare nulla contro la violazione dei diritti umani dei migranti.

A innescare le proteste, il brutale incidente di L.P. Ariyawathi, domestica di 49 anni, torturata dalla famiglia saudita in cui lavorava. Per punizione i datori di lavoro le avrebbero piantato dei chiodi nelle mani e sulla fronte. Al momento le autorità saudite hanno smentito il fatto, accusando la donna di essersi inventata tutto a fini di estorsione.

Ariyawathi ha lavorato per 5 mesi in una famiglia di Rhyad. Lo scorso 21 agosto ha fatto ritorno in patria raccontando alla famiglia di essere stata torturata dai suoi datori di lavoro, che per la sua incapacità di comunicare in arabo le avevano piantato chiodi e perni in varie parti del corpo. I medici dell’ospedale di Kamburupitiya (Sri Lanka del sud) che la settimana scorsa hanno visitato la ragazza, confermano di aver rimosso dal suo corpo 24 chiodi  di cinque centimetri di lunghezza durante un’operazione durata tre ore.

Nei giorni scorsi una delegazione dello Sri Lanka è stata inviata in Arabia Saudita per discutere insieme ai funzionari di Ryahad la situazione e sollecitare un’indagine sull’incidente.  Kusuma Chandrakanthi, amico della donna, dice ad AsiaNews: “Il governo e l’Agenzia per l’impiego all’estero si limitano a inviare i lavoratori fuori dal Paese e non si interessano delle loro sofferenze”.

Anche Baddegama Samitha, monaco buddista, accusa il governo di nojn fare abbastanza per i migranti. “Non basata mandare gente negli altri Paesi per soddisfare la domanda di lavoro. Le autorità hanno una grande responsabilità nel difendere i diritti di tutti coloro che lavorano all’estero e inviano soldi in patria”. 

In Arabia Saudita lavorano oltre 1,5 milioni di cittadini stranieri. La maggior parte di loro sono donne provenienti da Sri Lanka, Indonesia, Filippine, Nepal. In questi anni Human Rihghts Watch e altre associazioni per i diritti umani hanno denunciato la pessima condizione dei lavoratori. Essi sono spesso vittime di abusi, quali torture, salari non pagati e sottoposti a orari di lavoro massacranti e senza riposo.   

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