Colombo (AsiaNews) – Va avanti su due fronti la guerra civile in Sri Lanka. Il governo da una parte continua la sua dura offensiva militare al nord, ancora nelle mani dei separatisti delle Tigri per la liberazione della patria tamil (Ltte), dall’altra tenta di sottrarre sostegno ai ribelli sul piano politico con una proposta di devoluzione di poteri alle zone contese.
Il 23 gennaio scorso l’All Party Representative Committe (Aprc) – un comitato interpartitico incaricato dal governo di trovare soluzioni politiche al conflitto – ha consegnato al presidente Mahinda Rajapakse, il testo di un possibile accordo da sottoporre alle Tigri. Il documento, accolto con favore dalla comunità internazionale, ha visto d’accordo diverse formazioni politiche sulla concessione di maggiori autonomie alle province del nord e dell’est, a maggioranza tamil. Un progetto già presentato in passato, ma che non trova consenso tra le Tigri, decise a non cedere sull’autonomia.
Lo sforzo per una soluzione politica di una guerra che si trascina dal 1983, non esclude nei piani di Colombo, gli attacchi militari per “sradicare completamente il terrorismo” dal Paese. Da quando a metà gennaio il governo è uscito ufficialmente dal cessate-il-fuoco siglato del 2002, gli scontri tra le due parti si sono ulteriormente inaspriti con attacchi anche contro i civili. Oggi l'esercito ha reso noto di aver bombardato una base delle Ltte a Kilinochchi, nel nord. Ieri scontri tra militari e separatisti hanno fatto almeno 37 vittime, tra cui 30 ribelli, secondo quanto riferito dalle Forze Armate. In oltre 20 anni di guerra sono morte più di 70mila persone.










