Corte suprema blocca l’applicazione della pena di morte

Il presidente Sirisena sperava nella prima impiccagione entro la fine del suo mandato. La pena capitale è sospesa da 43 anni. Il governo ha assunto due boia per impiccare gli spacciatori.

di Anna Chiara Filice

Colombo (AsiaNews/Agenzie) – La Corte suprema dello Sri Lanka ha bloccato il tentativo del presidente Maithripala Sirisena di riprendere le condanne a morte per i trafficanti di droga. Il tribunale composto da tre giudici ha rimandato la decisione a quando saranno concluse le udienze di tutti i richiedenti, cioè non prima del 10 dicembre prossimo.

Il massimo organo giudiziario ha infranto l’obiettivo di Sirisena di vedere l'esecuzione di almeno uno dei quattro spacciatori per i quali ha firmato la condanna a morte prima della scadenza del suo mandato. Di fatto, dato che i maggiori candidati alle prossime elezioni del 16 novembre non si sono espressi sull’argomento, la pena di morte rimane sospesa.

Nel Paese la condanna capitale è legale, ma su di essa vige una moratoria dal 1976. Finora, le condanne a morte per narcotraffico sono state commutate in ergastoli. A inizio febbraio Sirisena ha annunciato il ripristino della pena di morte per via delle carceri “affollate” di narcotrafficanti e spacciatori. La sua scelta è maturata dopo un incontro con l’omologo filippino, Rodrigo Duterte, promotore di una feroce guerra alla droga. Per questo poi è stata lanciata una campagna di reclutamento e sono stati assunti due boia.  

Dati ufficiali riportano che nello Sri Lanka ci sono 200mila consumatori abituali di sostanze stupefacenti e che il 60% dei 24mila detenuti è incarcerato per spaccio e narcotraffico. Tuttavia i leader cristiani e gli attivisti sostengono che questi numeri non bastino a giustificare l’eliminazione di una vita umana.

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