Colombo (AsiaNews) – Aumento dei casi di furti notturni, limiti alla libertà di movimento e di parola, soprusi perpetrati in occasione della preparazione del vertice Saarc. Sono i problemi più gravi che la popolazione della penisola di Jaffna – nel nord dello Sri Lanka – è costretta ad affrontare e denunciati dal recente rapporto della Commissione di giustizia e pace diocesana.
Furti notturni
Sono ricominciati i raid nelle abitazioni da parte di bande criminali. Orde di 20 o 30 delinquenti alla volta si aggirano per la città nelle ore notturne quando, almeno a livello teorico, è in vigore il coprifuoco e la città è presidiata dalle forze dell’ordine preposte a garantire la sicurezza. Le gang fanno irruzione nelle case sfondando porte e finestre (sempre che non siano i proprietari ad aprire per evitare ulteriori danni), raggruppano la famiglia in una stanza mentre il resto della banda procede al saccheggio. Se il bottino non è ritenuto sufficiente, minacciano di rapire un bambino per ottenere altri preziosi o denaro contante.
Limiti alla libertà di movimento
La gente di Jaffna vive in una sorta di prigione a cielo aperto. Non c’è la possibilità di spostarsi in modo libero, nemmeno per adempiere a obblighi familiari o sociali. Per permettere il transito dei veicoli militari, gli automobilisti sono costretti a parcheggiare la propria auto ai bordi delle strade e attendere per ore il passaggio dei convogli. Altro tempo viene perso per superare i controlli ai check-point, disseminati ovunque. Dall’11 agosto del 2006 vige il divieto assoluto di circolazione nelle ore notturne. Quasi impossibile, infine, ottenere un “pass” per varcare i confini della provincia a causa degli enormi costi e delle formalità burocratiche da espletare.
Mancanza di reti di comunicazione
La comunicazioni sono pressoché impossibili per un cittadino medio: a parte le linee telefoniche via terra, poco diffuse e inutilizzate dalla massa, non vi sono altri mezzi per mettersi in contatto con amici e parenti. La situazione si protrae da diversi mesi e non vi sono soluzioni all’orizzonte. Anche questa, sottolinea il documento diocesano, è una palese violazione dei diritti umani.
Vertice Saarc
In preparazione al summit dei Paesi dell’Asia del sud sono stati registrati numerosi casi di abusi, espropri forzati e palesi violazioni dei diritti civili. Numerose strade sono state chiuse, blindati interi quartieri per motivi di sicurezza e aree off-limits per gli stessi abitanti se sprovvisti di pass.
Lo scorso 21 luglio mons. Thomas Saundaranayagam, vescovo di Jaffna, ha inviato una lettera al presidente cingalese Mahinda Rajapaksa nella quale denuncia “le condizioni di estremo disagio” nelle quali vivono molti persone della diocesi, in particolare nel West Manthai.










