Colombo (AsiaNews)- Il presidente dello Sri Lanka Mahinda Rajapaksa invita i musulmani del Paese a “forgiare una nuova nazione di unità, tolleranza e armonia e dare il loro contributo per un ulteriore progresso della pace”. In occasione della fine del Ramadan il leader di Colombo ha indirizzato alla comunità islamica dell’isola un messaggio di augurio. I musulmani in Sri Lanka sono circa 1 milione e 750 mila e rappresentano il 9% della popolazione. Oggi celebrano la fine del periodo di digiuno con la tradizionale festa di Eid al-Fiter, tre giorni di preghiera, opere di carità e scambio di visite tra parenti e amici.
Nel suo messaggio Rajapaksa ricorda che la disfatta delle Tigri tamil “ha liberato la Eastern Province, con la sua larga popolazione islamica, dalla presa del terrorismo” e “ha reso possibile ai musulmani del nord di tornare a vivere e seguire le loro tradizioni e attività religiose in libertà”. Cogliendo l’occasione della fine del Ramadan il presidente sottolinea anche “la lunga storia di presenza dei musulmani nello Sri Lanka”, la loro capacità di vivere “in armonia con singalesi, tamil, buddisti, indù e cristiani” ed “il contributo al progresso del Paese”.
Per alcuni commentatori il risalto dato da Rajapaksa al tema dell’armonia e alla pacifica convivenza con le diverse confessioni è legato anche ad alcuni problemi interni ai musulmani dell’isola. Con la fine del conflitto è riemersa un’antica spaccatura della comunità islamica nazionale che, proprio prima del Ramadan, è sfociata in scontri, con l’uccisione di due persone ed il ferimento di altre 40 nella moschea di Beruwala, città costiera 40 chilometri a sud di Colombo.
Le frizioni sono legate alla contrapposizione tra il gruppo Thawheed, realtà che si ispira alla islam wahabita diffusosi nell’isola negli anni ‘70, ed i fedeli che invece seguono la tradizione musulmana srilankese. Epicentro di questo confronto è Kattandkudy, città della costa est a maggioranza musulmana, in cui vivono 50mila persone.
Diverse organizzazioni islamiche dell’isola accusano il gruppo Thawheed di armare gruppi ribelli con finanziamenti dell’Arabia Saudita. I responsabili della corrente wahabita negano e affermano di avere come unico scopo quello di garantire la corretta obbedienza al vero islam.
Lo spauracchio di nuovi movimenti indipendentisti allarma tanto i musulmani quanto le autorità. I primi temono di perdere la libertà raggiunta con la fine della guerra, il governo è preoccupato di ritrovarsi a fare i conti con nuove violenze dopo i quasi 30 anni di guerra contro le Tirgi tamil.










