La guerra minaccia l’istruzione: università chiuse, giovani rapiti e torturati

Il rapimento di uno studente dell’Università di Jaffna, liberato dopo 7 giorni di torture, mette a rischio la ripresa delle attività accademiche, sospese già da 5 mesi. I corsi dovevano iniziare il 22 gennaio, ma gli studenti sono "terrorizzati".

di Danielle Vella

Colombo (AsiaNews) – La guerra civile nel nord-est dello Sri Lanka minaccia non solo la vita, ma anche il diritto di numerosi giovani ad un’istruzione adeguata. Insicurezza e rapimenti costringono gli istituti scolastici di ogni livello a sospendere i corsi o a tenerli in modo saltuario. È successo all’Università di Jaffna, che ha dovuto posticipare la riapertura dell’anno accademico, prevista a fine gennaio, dopo il sequestro di uno dei suoi studenti.

 

Arunakirinathan Niruparaj, 25 anni, iscritto all’ultimo anno di Scienze, era scomparso lo scorso 3 gennaio da Kokuvil, nella parte orientale della penisola di Jaffna. Il giovane è stato liberato ieri dopo 7 giorni di torture. Lo studente è tra le centinaia di persone rapite a Jaffna nell’ultimo anno da “forze sconosciute”, come li definisce il governo, e gruppi armati, da più parti ritenuti paramilitari, che girano in veicoli bianchi senza targa.

 

I docenti e gli studenti dell’Università di Jaffna - chiusa ormai da 5 mesi per gli scontri tra i ribelli e l’esercito nella zona -  vedono nella vicenda un altro segno dell’impossibilità di riprendere le lezioni. Prima del rilascio del giovane, i direttori dei vari dipartimenti dell’Università di Jaffna avevano diffuso un comunicato congiunto in cui annunciavano l’“impossibilità di riprendere le attività accademiche il 22 gennaio, come stabilito”. I direttori raccontano che gli studenti sono terrorizzati: “Anche quelli che premevano per riprendere i corsi, ora sono confusi”.

 

Fonti locali di AsiaNews ritengono che l’Università non riaprirà comunque: “I problemi sono troppi, ma soprattutto vi è poca sicurezza”. Chi è più in difficoltà al momento sono i circa 800 studenti “fuori sede”, che dovranno procurarsi cibo, un’abitazione e mezzi di trasporto sicuri.

 

Al momento Arunakirinathan Niruparaj si trova in ospedale sottoposto a cure per le numerose ferite riportate in seguito alle torture subite. L’identità dei rapitori è ancora sconosciuta. Secondo stime di Ong a Jaffna, dal 11 agosto 2006 il numero di scomparsi, uccisi e rapiti ammonta ad oltre 400.

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