Liberati sei pescatori dello Sri Lanka rapiti dai pirati somali

Tutti cattolici e originari di Negombo, gli uomini erano spariti sei mesi fa. I pirati avevano chiesto 6 milioni di dollari di riscatto. Salvi grazie all’intervento dell’Infanta Elena, incrociatore spagnolo impegnato con le forze Ue nelle operazioni antipirateria. Mogli dei rapiti: “Nessuno del governo ci ha aiutato”.

di Melani Manel Perera

Negombo (AsiaNews) - Sei pescatori dello Sri Lanka sono di nuovo liberi, dopo sei mesi di prigionia nelle mani dei pirati somali. SK Weerasena Silva, Dinseh Susantha, Perumal Selvaraj, Leyone Rodrigo, Jude Nishantha e Shantha Sebastian hanno riabbracciato le loro famiglie ieri mattina, solo grazie all'intervento della Marina spagnola. I rapiti sono cattolici e provengono tutti da Negombo, un importante villaggio di pescatori nella Western Province. Appena rientrati, i sei uomini sono andati nella chiesa di S. Antonio, per offrire i loro ringraziamenti a Dio per aver salvato le loro vite e averli riportati dalle loro famiglie. 

Il 19 aprile scorso, l'incrociatore spagnolo Infanta Elena ha individuato e intercettato una sambuca srilankese, il Nimesha Duwa, a 50 miglia dalla costa della Tanzania. A bordo vi hanno trovato sette pirati somali, che tenevano in ostaggio i sei pescatori.

I sei pescatori dello Sri Lanka erano partiti il 25 settembre 2011. Un mese dopo, essi si sono spinti in modo illegale entro le acque somale, e un gruppo di pirati li ha sequestrati. I rapitori hanno richiesto un riscatto di 6 milioni di dollari per la loro liberazione. Più volte hanno anche telefonato alle famiglie, minacciando di uccidere i loro cari se non avessero pagato la somma.

"Eravamo molto spaventate - racconta ad AsiaNews Santhanam Kamala, 44 anni, moglie di Perumal - sentivamo in sottofondo il rumore di spari. Ma non sapevamo che fare: siamo gente povera, se avessimo avuto tutti quei soldi, nessuno di loro farebbe il pescatore".

Santhanam Kamala è una tamil. Insieme a Wathsala Madhusani, singalese e moglie di Levan Rodrigo, "abbiamo pregato per la loro liberazione, sin dall'inizio. Tutti i giorni ci incontravamo per un'ora di preghiera, alle 7 di sera". "A volte - racconta Wathsala, che ha 23 anni - ho temuto di perdere la fede. Ma poi ho pensato: no, Dio ce li riporterà, anche se ci vorranno degli anni!".

Le due donne, insieme al proprietario del Nimesha Duwa, hanno girato lo Sri Lanka in lungo e in largo per chiedere l'intervento del governo. "Ma nessuno ci ha aiutate". Adesso che i loro mariti sono tornati a casa, "non vogliamo pensare ad altro. Ringraziamo Dio, che ha ascoltato le nostre preghiere. E ringraziamo la Marina spagnola, che ce li ha riportati a casa".

L'Infanta Elena fa parte delle Forze navali dell'Unione Europea, impegnate nelle operazioni militari antipirateria, a largo delle coste della Somalia. Era dal febbraio 2012 che l'incrociatore spagnolo cercava i rapiti. 

 

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