Nunzio apostolico: i sacerdoti resteranno con la popolazione nell’area del conflitto

Nei distretti del nord, zona di guerra, vivono 22 sacerdoti e 27 suore. Il ministero della difesa ne chiede l’evacuazione e non garantisce l’incolumità ai civili che rimarranno nell’area degli scontri. Il governo rifiuta la proposta di Usa e Gran Bretagna a negoziare la resa con le Tigri tamil.

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) - “I sacerdoti cattolici resteranno sempre e lavoreranno con il popolo, non lo abbandoneranno mai”. Mons. Mario Zenari, nunzio apostolico in Sri Lanka, risponde così al presidente Mahinda Rajapaksa che vuole far evacuare i religiosi dall’area dei combattimenti verso la zona di sicurezza sotto il controllo governativo. 

Nella zona degli scontri tra l’esercito e il Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte), vivono 22 sacerdoti e 27 suore curano i profughi della regione di Vanni. Sono religiosi provenienti dalle diocesi del nord che appartengono a vari ordini: gesuiti e Oblati di Maria Immacolata, suore della Sacra Famiglia, della Santa Croce, del Buon pastore e Missionarie della Carità.  

In segno di solidarietà con i clero ed i fedeli di Jaffna il nunzio ha visitato il 5 febbraio la diocesi in cui da nove giorni laici e religiosi si alternano nello sciopero della fame e nella preghiera continua per le vittime della guerra e la pacificazione del Paese. 

Il ministero della difesa di Colombo ha invitato la popolazione a raggiungere l’area situata a ridosso della strada A35, sotto la protezione dell’esercito, e afferma che “i civili che non presteranno ascolto all’invito [dell’esercito] saranno tra le cellule del Ltte e le forze di sicurezza non si prenderanno la responsabilità della loro incolumità”. 

Intanto il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) e le organizzazioni umanitarie denunciano un numero crescente di morti e feriti tra i civili e il governo continua a negare l’accesso alla zona degli scontri alla stampa. 

L’esercito afferma che l’area sotto il controllo ribelle è ridotta ora a 210 chilometri quadrati. Il governo ha pure rifiutato la richiesta di negoziare la resa con le Tigri presentata il 3 febbraio da Usa, Gran Bretagna, Giappone e Norvegia. Il ministro della difesa Gotabaya Rajapaksa ha affermato che l’unica soluzione è la “resa incondizionata” del Ltte e ricordato che “nell’ultima settimana, quando il governo ha dichiarato 48 di cessate il fuoco, i ribelli hanno usato quel periodo per compiere attacchi suicidi sul fronte con tre camion carichi di esplosivo”.

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