Primo maggio in Sri Lanka: una vetrina politica “senza senso” per i lavoratori

Disoccupazione, contratti giornalieri, sfruttamento, negazione dei diritti e stipendi magri: un sacerdote cattolico denuncia la “patetica situazione” dei lavoratori, nel giorno che celebra la loro festa. Un prelato anglicano critica il progetto “Meraviglia dell’Asia” del presidente Rajapaksa, "capace solo di sfruttare i cittadini".

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) - Contratti a tempo determinato, licenziamenti, sfruttamento e stipendi miseri: in questo contesto, per lo Sri Lanka festeggiare il Primo maggio, la festa dei lavoratori, "non ha alcun senso" ed è "solo un altro evento politico". Lo afferma ad AsiaNews il prelato anglicano Kumara Illangasinghe, vescovo emerito della diocesi di Kurunegala (North Western Province), osservando la situazione in cui versano milioni di lavoratori e operai, in Sri Lanka e nel resto del mondo. Nella giornata di ieri, il governo del presidente Mahinda Rajapaksa e anche i partiti dell'opposizione hanno organizzato manifestazioni in tutta l'isola per celebrare il Primo maggio.

Secondo p. Reid Shelton Fernando, cappellano del Catholic Workers Movement (Cwm), i lavoratori sono in una situazione "patetica", perché "sono sfruttati e non hanno stipendi sufficienti per mantenere le loro famiglie. Le cosiddette norme sul lavoro non sono state pienamente attuate. Al contrario, i lavoratori sono diventati pedine nelle mani dei politici, che li usano per restare al potere".

Uno dei segni più evidenti di questa situazione, è il megaprogetto di sviluppo chiamato "Meraviglia dell'Asia". Voluto dal presidente Mahinda Rajapaksa, il piano prevede la costruzione di resort e alberghi di lusso, con l'ambizioso obiettivo di avere 2,5 milioni di turisti entro il 2016 ed entrate per miliardi di rupie. "L'idea di rendere lo Sri Lanka 'una meraviglia dell'Asia' - sottolinea p. Reid - è un progetto di cui i lavoratori sono solo strumenti, ma non protagonisti attivi". Gli appalti infatti sono tutti affidati a grandi multinazionali straniere, mentre la popolazione non è coinvolta in alcuna decisione. Anche se, nella maggior parte dei casi, i progetti colpiscono i cittadini con espropri forzati e violazioni di vario genere. "Né le autorità - aggiunge il sacerdote -, né il settore privato, considerano il lato umano di questi lavoratori".

Illangasinghe nota infine che negli anni "i lavoratori non hanno ottenuto benefici", e anzi "hanno perso anche il privilegio di protestare per i loro diritti". Il riferimento è alla manifestazione del maggio 2011 nella Free Trade Zone di Katunayake, repressa nel sangue dalla polizia e in cui è morto un giovane operaio. "Se in questo Paese - spiega - non esiste più la libertà di dissentire, allora la festa dei lavoratori è solo una vetrina politica". 

 

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