Soldati bambino, le colpe di esercito e ribelli

La Chiesa nel nord-est “preoccupata” per l’aumento di rapimenti forzati di ragazzi e ragazze. Per la paura i giovani non vanno più a scuola e neppure a messa. Nelle aree controllate dai militari, sparizioni e assassini condotte da “forze sconosciute”.

di Danielle Vella

Mannar (AsiaNews) – Reclutamenti forzati, rapimenti e arresti arbitrari sono minacce costanti per migliaia di civili tamil nel nord-est dello Sri Lanka. Colpevoli sono in ugual misura esercito e ribelli. La Chiesa locale presta particolare attenzione al problema, in aumento negli ultimi mesi, ma la situazione non sembra destinata a migliorare. La decisione del governo di introdurre nuove regolamentazioni anti-terrorismo, con ampi poteri alle forze di scurezza, rievoca ferite ancora aperte, legate a detenzioni arbitrarie e torture di innocenti solo sulla base di “sospetti”. L’ultimo anno ha visto il Paese ripiombare nell’incubo della guerra civile tra esercito e separatisti delle Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE). Gli scontri coinvolgono aree residenziali e in alcune zone, come Jaffna, hanno causato una vera e propria crisi umanitaria.

I reclutamenti da parte delle Tigri

Una delle conseguenze più dirette dell’acuirsi del conflitto è l’escalation di reclutamenti forzati di bambini da parte delle Tigri nei territori sotto il loro controllo. A riguardo, particolare preoccupazione è emersa durante un incontro pastorale la scorsa settimana nella diocesi settentrionale di Mannar. All’appuntamento hanno preso parte 125 persone tra sacerdoti, suore, laici e rappresentanti di ordini religiosi. “Ragazzi e ragazze non escono di casa per paura di essere catturati dalle LTTE – racconta ad AsiaNews una fonte anonima, presente all’incontro di Mannar – i giovani non vanno a scuola e neppure alla messa domenicale”. “Esistono numerosi casi di reclutatori che girano casa per casa e prendono con la forza i bambini per l’addestramento – continua la fonte – gli legano mani e piedi e se li portano via come agnelli al macello”. La giustificazione usata dai ribelli è che i giovani servono per la “nostra nazione”, che rischia l’annullamento. I partecipanti all’incontro si sono detti frustrati per l’impotenza davanti al dramma dei sequestri. Il vescovo di Mannar, mons. Rayappu Joseph, ha invitato la comunità a non perdere la speranza e a digiunare e pregare. Il presule ha poi annunciato che affronterà il problema direttamente con i vertici delle LTTE.

I rapimenti organizzati dall’esercito

I soldati bambino sono un fenomeno che colpisce anche l’est del Paese, nelle aree sotto il controllo dell’esercito governativo. Il mese scorso un funzionario Onu ha accusato i militari cingalesi di prelevare bambini tamil e arruolarli nelle fila di Karuna, un disertore delle LTTE che ora combatte i separatisti. Il governo ha negato di avere responsabilità.

L’incontro di Mannar ha posto attenzione anche su un altro problema: quello di rapimenti e uccisioni di tamil nelle zone controllate dai militari, per mano di “forze sconosciute”; dietro questa classificazione si nascondono con probabilità elementi delle forze di sicurezza o gruppi paramilitari. Queste forze sono particolarmente attive a Jaffna, dove la popolazione vive con la paura mortale di sequestri, arresti arbitrari, scomparse e omicidi. Di questo il vescovo di Jaffna, mons. Thomas Savundaranayagam, ha parlato all’ambasciatore statunitense durante un recente incontro all’episcopato lo scorso 8 dicembre.

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