Sri Lanka, l'esercito ricostruisce le case dopo le violenze anti-musulmane

La comunità islamica era stata aggredita dai radicali buddisti nel sud del Paese. Le proteste di un'associazione locale: "Non ha senso l'intervento dei soldati, che non hanno fatto nulla per fermare i disordini".

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) - Militari e forze dell'ordine sono al lavoro per la ricostruzione delle zone colpite dalle violenze anti-islamiche compiute a metà giugno nel sud dello Sri Lanka. Su ordine del presidente Mahnda Rajapaksa, il segretario della Difesa Gotabaya Rajapaksa e il comandante dell'esercito, il gen. Daya Ratnayake, hanno inviato più di 125 soldati. Tuttavia il movimento Free Media contesta il provvedimento: "Perché l'esercito deve ricostruire, quando è rimasto in silenzio mentre avvenivano i disordini?".

Nella notte del 15 giugno scorso il Bodu Bala Sena (Bbs, la "Brigata buddista") ha scatenato violenze contro la comunità musulmana del Paese. Nel corso degli scontri sono morte quattro persone.

Il governo ha allocato 200 milioni di rupie (1,1 milione di euro) per la ricostruzione, di cui 150 milioni assegnati destinati all'esercito, che organizzerà il lavoro in due fase. Per Sunil Jayasekara, segretario del movimento, "non ha senso l'intervento dei militari. È chiaro che il governo vuole riscattare l'immagine delle forze armate, ma esistono altre istituzioni capaci di occuparsi di questi lavori".

 

 

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