Sri Lanka: ogni 90 secondi una donna subisce violenza sessuale

Almeno 450mila contadine guadagnano meno di 2 euro al giorno e quasi 200mila lavoratrici migranti subiscono abusi, violenze e torture. Nel nord colpito dalla guerra civile, il 46% della madri soffre di malnutrizione e i bambini sotto 5 anni sono sottopeso. Le donne sono il 53% della popolazione dello Sri Lanka.

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) - In Sri Lanka ogni 90 secondi una donna è vittima di violenza sessuale. Il dato è fornito dalla Women's Action for Social Justice (Wasj), organizzazione di assistenza e difesa dei diritti femminili. Ma gli abusi sulle donne - che rappresentano il 53% della popolazione del Paese - non si fermano allo stupro: sul posto di lavoro sono spesso sfruttate e malpagate; il più delle volte, si ritrovano costrette ad andare all'estero per cercare un impiego e mantenere la famiglia. La Wasj sottolinea che la condizione in cui vivono le donne ha conseguenze profonde, che investono famiglia, figli, e l'intera comunità. Per discutere e sensibilizzare i cittadini, il 2 ottobre scorso l'associazione ha tenuto un seminario sul tema "Sradicare tutte le forme di violenza contro le donne, con una prospettiva femminile". Ad ospitare il raduno, il Centre for Society and Religion (Csr) di Maradana.

Per suor Noel Christine, membro della Wasj, "nella società di oggi, la donna è l'essere umano più depresso e meno valorizzato". In effetti, almeno 450mila contadine guadagnano appena 295 rupie (circa 1,7 euro) al giorno e quasi 200mila lavoratrici migranti - molte delle quali minorenni - subiscono abusi. La maggior parte delle srilankesi che partono per cercare lavoro, trova impiego come domestiche e cameriere, subendo spesso violenze e torture.

Un altro dato allarmante riguarda la popolazione femminile del nord (l'area a maggioranza tamil più colpita dalla guerra civile, ndr): qui il 46% delle madri soffre di malnutrizione, e circa il 29% dei bambini sotto i cinque anni sono sottopeso.

La situazione è difficile anche per i giovani (ragazzi e ragazze) che lavorano come operai nelle Free Trade Zone o nelle industrie tessili: secondo la Wasj, almeno 400mila di questi è sottopagato. 

 

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