Sri Lanka, presidenziali: le richieste dei cattolici ai candidati

Un messaggio della Conferenza episcopale, un appello dell'arcivescovo di Colombo e siti web ufficiali si augurano che il prossimo capo di stato affronti i temi "scottanti" della guerra con i separatisti, la libertà religiosa e la povertà.

Colombo (AsiaNews) – Conflitto etnico, libertà religiosa e povertà: su questi temi la Chiesa cattolica in Sri Lanka invita i cittadini a riflettere in vista delle elezioni presidenziali del 17 novembre prossimo e chiede ai candidati di dare precise risposte.

In un comunicato ufficiale, la Conferenza episcopale ha detto che il prossimo capo di stato "deve impegnarsi" a far cessare "il ciclo di violenze e contro-violenze che colpiscono il nordest" del paese e offrire a "tutte le comunità religiose e etniche" la possibilità di "partecipare al processo di pace".

Sul sito dell'arcidiocesi di Colombo l'arcivescovo Oswald Gomis ha diffuso un messaggio, nel quale invita "la comunità cristiana" a votare "senza paura o favoritismi". "Nell'esercitare il voto – scrive il presule – dobbiamo essere consapevoli delle problematiche del paese e della comunità cristiana in questo momento".

Le imminenti presidenziali vedono contrapposti due principali candidati: l'attuale primo ministro, Mahinda Rajapakse, contro Ranil Wickremasinghe, ex premier e capo dello United National Party, all'opposizione. Il presidente uscente, Chandrika Kumaratunga, non può concorrere; ha terminato, infatti, il suo secondo mandato, il massimo permesso.

Il sito della diocesi pubblica anche un articolo che evidenzia le questioni più "scottanti" che i candidati alle presidenziali hanno "l'obbligo morale" di affrontare, senza "false promesse":

Conflitto etnico

Da oltre 20 anni nel nordest del paese è in atto una guerra tra ribelli separatisti del Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE) e le forze governative; colloqui per la pace fra le Tigri e il governo - iniziati nell'aprile 2003 con la mediazione della Norvegia - sono da tempo in stallo. Secondo la presidenza l'accordo di pace è osteggiato dal Fronte di liberazione del popolo, partito marxista alleato di governo, che ha minacciato di lasciare la coalizione.

La  diocesi invita i candidati ad "analizzare" la questione e parlare in modo chiaro: "I politici  - si dice - sono prudenti a riguardo, si preoccupano più di conquistare voti che di perderli". Il suggerimento è anche quello di "ascoltare", perché "alla base di ciò che è definito un conflitto etnico vi sono una serie di discriminazioni". "Spesso - conclude il messaggio della diocesi - le autorità rimangono indifferenti davanti ai bisogni della popolazione tamil nel nord".

Leggi anti-conversione

La libertà religiosa in Sri Lanka è minacciata da due disegni di legge: il Bill on Prohibition of Forcible Conversion e l'Act for the Protection of Religious Freedom. Entrambi sono diretti a punire chi "facilita" la conversione con "mezzi fraudolenti", ovvero ad arginare il presunto proselitismo cristiano. Secondo il sito della diocesi il governo è rimasto finora troppo "silente" sulla questione e si chiede "cosa riserverà il futuro?". "Le proposte di legge preoccupano fedeli di ogni religione – continua – siamo una nazione multirazziale e culturale, come possiamo adottare simili normative?".

Povertà

A questo proposito nel sito della diocesi di Colombo si lafferma: "Sappiamo che il paese sta crescendo, ma circa il 70% della popolazione è povera. I poveri non sono stati aiutati a migliorare la loro condizione: cosa hanno fatto i vari programmi statali per alleviare la povertà? I poveri non hanno bisogno di false promesse, ma di soluzioni concrete…e i problemi sono molti: l'istruzione dei figli, la salute, il cibo".

Le richieste dei cattolici stanno costringendo i candidati a prendere posizione su queste tematiche. In un incontro organizzato dalla Caritas Sri Lanka, lo scorso 31 ottobre, Rajapakse ha assicurato: "Difenderò i diritti religiosi". Dal canto suo Wickremasinghe afferma che "la gente è libera di praticare la propria religione o credo. Vi sono comunque pratiche [proselitistiche - ndr]  che vanno controllate attraverso il Consiglio interreligioso".

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