Tamil: verità e giustizia per i 'desaparecidos'

A 7 anni dall’inizio della lotta per avere dal governo la verità sul destino di 200mila persone scomparse in modo forzato durante la guerra nel nord e nell'est dello Sri Lanka, un corteo ha portato famigliari e attivisti in piazza. "Rajapaksa risponda davanti a una Corte internazionale per queste persone scomparse nel nullla".

di Colombage Melani Manel Perera

Kilinochchi (AsiaNews) – “Chiediamo ancora e con maggiore forza alla comunità internazionale di intervenire e aiutarci a ottenere verità e giustizia dal governo dello Sri Lanka, che da 7 anni non risponde alla richiesta su cosa sia successo ai nostri parenti scomparsi”, ha detto Yogarajah Kanakaranjani, presidente dell'Associazione per i parenti delle sparizioni forzate (Ared) nel nord e nell'est dello Sri Lanka.

Il 20 febbraio infatti ricorreva il 7 anniversario dall’inizio della lotta dei Tamil per avere verità sul destino dei loro famigliari scomparsi nel nord e nell'est dello Sri Lanka. Per l’occasione l’associazione per i parenti delle sparizioni forzate ha organizzato una marcia di protesta lungo la strada principale a Kilinochchi del nord del Paese.

Centinaia di membri di Ared, prevenienti delle 8 province settentrionale e orientali dell'Isola hanno partecipato alla marcia di protesta portando con sé le fotografie delle persone scomparse, bandiere nere e diversi cartelli e striscioni in lingua tamil con scritte come: “Vogliamo verità e giustizia”, “Non vogliamo certificati di morte, vogliamo sapere dove sono i nostri cari”, “Tutti i responsabili siano portati davanti alla Commissione internazionale” e "Abbiamo bisogno di indagini internazionali”. Sono migliaia i Tamil, tra cui molti bambini e giovani, scomparsi dopo essere stati portati via o consegnati alle forze di sicurezza dello Sri Lanka, soprattutto ai militari, durante e dopo la guerra: secondo i dati di Ared, nel 2009, più di 200.000 persone sarebbero scomparse. 

“Ci auguriamo che l'ex presidente Mahinda Rajapaksa, che ha ucciso e fatto sparire molti membri della nostra comunità ne risponda davanti alla Corte internazionale”, ha detto Yogaraja Kanakaranjani. Che ha aggiunto: “Abbiamo dovuto affrontare vari problemi e minacce negli anni da parte della polizia, dell'esercito e dei servizi segreti durante il alla ricerca della verità su quanto accaduto ai nostri parenti durate questi 7 anni. La comunità internazionale dovrebbe comprendere e fornire soluzioni per avere giustizia”. Inoltre, durante il corteo è stato chiesto a tutto il popolo Tamil che vive all'estero di unirsi a questa lotta davanti alle ambasciate di quei paesi.

Insieme ai famigliari e agli attivisti, anche diversi sacerdoti cristiani e un monaco buddista hanno partecipato alla marcia di protesta a Colombo. P. Amila Jeevantha Peiris, in rappresentanza del Colombo Aragalaya e del Movimento per il Consiglio dei Popoli, ha detto: “I governi di Ranil Wickremesinghe e Rajapaksa hanno portato e stanno ancora portando avanti un programma anti-giustizia costruendo uffici per i dispersi e dando soldi ai famigliari, ma in questo modo si prendono gioco e calpestano ulteriormente il popolo Tamil nel nord. Per amore di giustizia ed equità, i popoli del nord e del sud si uniscono e proteggono i diritti delle vittime delle sparizioni forzate”.

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