Vescovi dello Sri Lanka: Il Paese è in crisi, restaurare la pace nelle zone colpite dalla guerra

La Conferenza episcopale ha presentato una lettera pastorale, indirizzata "non a un governo, un presidente o un partito in particolare", ma alla situazione in generale. Nel documento sono indicati alcuni provvedimenti per favorire la riconciliazione: reinsediamento dei profughi di guerra; far emergere la verità sulle sparizioni e sui morti; eliminare ogni forma di tortura.

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) - Restituire una casa ai profughi di guerra; dire la verità sulle persone "scomparse"; eliminare ogni forma di tortura; lavorare insieme, tamil e singalesi, per ripristinare un clima di pace, anche nel nord-est del Paese. Sono alcuni dei consigli suggeriti dalla Conferenza episcopale dello Sri Lanka (Cbcsl) nella lettera pastorale "Verso la riconciliazione e la ricostruzione della nostra nazione", per risolvere la crisi che sta attraversando il Paese. Il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo e presidente della Cbcsl, ha specificato che "nessun governo, né presidente, né partito politico in particolare è l'obiettivo della lettera. Parliamo della situazione in generale".

Il documento è stato presentato lo scorso 8 dicembre. "I vescovi cattolici - si legge nella lettera - credono sinceramente che, considerato il periodo già trascorso dalla fine della guerra, si debbano prendere passi significativi per allentare il clima politico nel Nord e nell'Est, per permettere un facile ritorno alla vita normale delle persone colpite dalla guerra. Ritardi e rimandi condurrebbero solo a blocchi irrisolvibili per la pace e la buona convivenza in queste aree".

Tra i provvedimenti che i leader politici dovrebbero prendere, i vescovi cattolici indicano "la nomina di governatori per le province del Nord e dell'Est; il lavoro congiunto di governo e Tamil National Alliance [Tna, primo partito tamil del Paese] per restaurare pace e unità, salvaguardando i principi di giustizia e verità; limitare l'azione delle forze di sicurezza a questioni di sicurezza interna ed esterna; velocizzare il processo di reinsediamento dei profughi interni, senza distinzioni etniche e religiose".

Inoltre, secondo la Cbcsl è importante che "tutti possano commemorare i propri morti; che siano divulgate informazioni sui soldati e sui ribelli morti in guerra; che ogni detenuto imprigionato per sospetti legami o attività terroristiche sia processato o rilasciato; che le leggi speciali emanate durante la guerra siano abolite".

Infine, è urgente "eliminare ogni forma di tortura e trattamento crudele, disumano o degradante, e fare chiarezza su dove sono finite tutte le persone scomparse dall'inizio della guerra a oggi".

 

 

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