Vescovo di Jaffna: più di 100mila civili rischiano l’annientamento

Sono intrappolati nella zona di sicurezza sulla fascia costiera del distretto di Mullaitivu. Nei primi dieci giorni di marzo l’ospedale di Puthumaththalan ha accolto 964 feriti, 119 sono morti, dei quali 40 erano bambini. Il vescovo invoca un piano di emergenza. Ad esercito e ribelli tamil dice: “È l’ultima opportunità”.

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) - “Più di 100 mila civili rischiano il totale annientamento se non inizia subito l’evacuazione delle zone di guerra del nord-ovest”. Mons. Thomas Savundaranayagam, vescovo di Jaffna, lancia l’ennesimo grido di allarme ed esorta esercito e ribelli tamil a trovare un accordo per risparmiare la vita alla popolazione ancora intrappolati nei distretti di Kilinochchi e Mullaitivu.

 

Il vescovo della città a nord dell’isola afferma che le forze governative e il Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte) stanno preparandosi allo “scontro finale” e ignorano la “situazione estremamente pericolosa” in cui si trovano i civili raccolti nella zona di sicurezza. I rifugiati sono accampati nel distretto di Mullaitivu in una striscia di costa lunga poco più di 11 chilometri. Soffrono per penuria di cibo, mancanza di generi di prima necessità e la sistemazioni in ripari di fortuna.

 

Da oltre cinque mesi la Chiesa, l’Onu e la Croce rossa chiedono rispetto per civili intrappolati nella zona di guerra esposti agli attacchi delle due fazioni. Sulle cifre degli sfollati ancora presenti nell’area teatro del conflitto è in atto da tempo un braccio di ferro tra il governo e le organizzazioni umanitarie. La Croce rossa parla di almeno 200mila persone, il ministero della difesa afferma che gli sfollati non sono più di 100mila.

 

Il Regional Director of Health Services (Rdhs) afferma che nei primi dieci giorni di marzo l’ospedale di Puthumaththalan ha soccorso 964 civili feriti dai combattimenti. Più del 95% di essi proviene dalla zona di sicurezza dove sono vittime degli attacchi aerei dell’esercito e delle azioni di guerriglia dei ribelli. L’Rdhs afferma che di questi 40 bambini e 79 adulti sono morti mentre venivano portati all’ospedale o durante il ricovero.

 

Mons. Savundaranayagam chiede che si apra un corridoio per permettere ai civili di abbandonare la zona di sicurezza. “È l’ultima opportunità” che entrambe le parti in conflitto hanno per risparmiare altre vittime innocenti. Il vescovo propone a esercito e ribelli un piano di emergenza per l’evacuazione dei civili, l’immediato accesso alla zona degli aiuti del World Food Programme ed il coinvolgimento dell’Onu nell’affronto della crisi con la proclamazione di un cessate il fuoco che permetta agli inviati delle Nazioni Unite di verificare le reali condizioni della popolazione.

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