Accelera l’inflazione, spinta dai prezzi alimentari e da quelli immobiliari

A gennaio +4,9%, ma alimenti in crescita del 10,3%. Si prevede un nuovo aumento del costo del denaro, intanto a gennaio ci sono stati nuovi prestiti per 1.200 miliardi di yuan. Esperti: la Cina è entrata “in un periodo di inflazione strutturale”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Inflazione del 4,9% a gennaio, in lieve aumento rispetto al 4,6% di dicembre ma per il 4° mese oltre le previsioni del governo. Ma la corsa dei prezzi alimentari prosegue molto più rapida. Probabile un prossimo aumento del costo del denaro.

I prezzi per i produttori sono saliti del 6,6% a gennaio, rispetto al +5,9% di dicembre, per cui si aspettano ulteriori ricadute inflattive a febbraio.

I prezzi degli alimenti sono cresciuti del 10,3% a gennaio rispetto al gennaio 2010, dopo il +9,6% a dicembre. Peraltro gli aumenti sono molto diversificati, cosa che alimenta il sospetto che, oltre a problemi oggettivi come la grande siccità che colpisce parte della Cina, ci siano pure fenomeni speculativi: “solo” +2% per le verdure, ma +35% per la frutta e +15% per il grano. I generi non alimentari sono aumentati appena del 2,6% dal gennaio 2010.

Impennata pure per i prezzi immobiliari residenziali, +6,8% a gennaio, record da agosto 2008.

Peraltro l’Ufficio nazionale cinese di statistiche ha spiegato ieri che è stato rivisto il paniere di riferimento per i prezzi al consumo, con aggiunta di circa 2mila prodotti e con diminuzione del peso degli alimenti (-2,21%) come pure di abbigliamento, telecomunicazioni e spese mediche. I costi residenziali, inclusi gli affitti e i servizi, hanno ora un maggior peso del 4,22%.

Liu Li-gang, esperto economico di Hong Kong, ritiene che i dati “indicano che le pressioni inflattive non sono state abbattute e che la Cina è già entrata in un periodo di inflazione strutturale”, per la quale occorre “una politica monetaria più rigida”.

Infatti, tra le cause dell’inflazione sono indicati i molti finanziamenti erogati (+53% nel biennio 2009-2010) e la crescita della domanda interna. Peraltro a gennaio sono stati concessi nuovi prestiti bancari per 1.200 miliardi di yuan, rispetto ai 481 miliardi di dicembre.

Per questo si prevedono a breve un nuovo aumento del costo del denaro (già cresciuto 3 volte da ottobre) e ulteriori restrizioni nella concessione di prestiti bancari.

Molti ritengono che il basso valore di scambio dello yuan abbia pure effetti inflattivi, causando un costo superiore per i prodotti esteri importati.

Intanto la Cina ha superato il Giappone come 2° economia mondiale, dopo che nel 4° trimestre 2010 il Prodotto interno lordo di Tokyo si è contratto dell’1,1%. Secondo l’Ufficio di Gabinetto giapponese, nel 2010 il Pil interno è stato di 5,474 milioni di miliardi di dollari e quello cinese di 5,878 milioni di miliardi. Il Fondo monetario internazionale prevede che la crescita cinese sarà del 9.6% nel 2011, 6 volte maggiore del Giappone. Peraltro il reddito medio pro capite cinese rimane circa il 20% rispetto a quello giapponese.

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