Affari più dell’islam: il mondo arabo esalta Pechino e nega abusi sugli uiguri

Delegazione di politici palestinesi e arabi plaude alle politiche del dragone e definisce falsità le accuse occidentali di violazioni ai diritti umani. Per gli esperti la Cina orchestra i viaggi nello Xinjiang per nascondere le persecuzioni sulla minoranza musulmana. Al contempo cerca di espandere l’influenza nel mondo musulmano (e globale).

di Dario Salvi

Dubai (AsiaNews) - Il silenzio del mondo islamico, soprattutto mediorientale, sulle violazioni ai diritti umani della minoranza musulmana uiguri nello Xinjiang, estremo ovest della Cina, cui fanno da contraltare elogi interessati a Pechino registra in questi giorni un nuovo capitolo. Infatti, una delegazione di politici palestinesi e arabi ha “esaltato” le politiche del dragone e definito falsità le denunce di abusi dei governi occidentali nel corso di una recente visita nella zona, scatenando la risposta indignata - e le critiche - di esperti e attivisti locali e internazionali. 

In riferimento alla visita il Global Times, quotidiano ufficiale in lingua inglese del partito comunista, spiega che la delegazione era guidata da Bassam Zakarneh, membro del Consiglio rivoluzionario palestinese di Fatah; inoltre, essa era composta da politici provenienti da Siria, Egitto, Libano, Iraq, Yemen, Giordania e Tunisia. Il 27 marzo scorso il capo del Partito comunista dello Xinjiang, Ma Xingrui, ha accolti i delegati nella capitale Urumqi.

L’obiettivo della visita, secondo un rapporto dello Xinjiang Daily, era quello di mostrare una visione generale della situazione nella regione occidentale e trasmettere alla comunità internazionale la narrazione di un’area pacifica e vibrante. Un racconto in netto contrasto con le denunce di Stato Uniti e cancellerie occidentali, che hanno a più riprese accusato Pechino di perseguire una politica di genocidio contro gli 11 milioni di musulmani uiguri, imprigionando, torturando e sterilizzando quanti non si allineano. Accuse sempre respinte al mittente da Pechino, secondo cui i (presunti) campi di concentramento erano in realtà centri di formazione professionale che sono stati ormai chiusi.

Le cronache dei quotidiani filo-Pechino raccontano che, durante l’incontro con Ma, la delegazione ha elogiato le misure di governance creative della Cina e i “progressi senza precedenti nello sviluppo economico”. Il capo delegazione avrebbe poi affermato che “le persone di tutti i gruppi etnici conducono una buona vita, godono di piena libertà di credo religioso e hanno il sorriso sui loro volti”, anche se il racconto dei giornali non indica i nomi di chi ha fatto le affermazioni o attribuito citazioni dirette. Il documento prosegue affermando che la delegazione ha attaccato gli Stati Uniti e altre nazioni occidentali che starebbero “diffamando” la politica cinese dello Xinjiang fabbricando false accuse senza valore. 

Tuttavia, esperti e studiosi della regione sottolineano che Pechino avrebbe orchestrato ogni momento e tutti gli aspetti della visita, stabilendo a priori ciò che i delegati avrebbero potuto (o non potuto) vedere, in modo da nascondere la persecuzione degli uiguri. “I visitatori avrebbero dovuto poter parlare direttamente e liberamente” con gli abitanti che vivono nella regione, ha dichiarato Robert McCaw, direttore del Dipartimento Affari Governativi del Council on American-Islamic Relations. “A quanto pare, la Cina vuole raggiungere questi movimenti di sinistra nel mondo arabo e usarli per la propria propaganda” ha aggiunto Mustafa Akyol, senior fellow del Cato’s Institute's Center for Global Liberty and Prosperity. “Il mondo arabo - avverte - non dovrebbe farsi influenzare dalla Cina” e dalla sua propaganda. 

A più riprese in passato analisti, ong e gruppi attivisti hanno mostrato come Pechino utilizzi queste visite nello Xinjiang per conquistare altri gruppi musulmani e allontanarli dalla sfera di influenza degli Stati Uniti e di altre potenze occidentali. Il dragone cinese ha anche sostenuto i palestinesi, cercando di espandere la propria influenza in Medio oriente come è emerso anche in occasione della ripresa delle relazioni fra Iran e Arabia Saudita, mediata da Pechino. Dieci mesi fa, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha detto all’omologo cinese Xi Jinping, durante una visita a Pechino, di credere che la questione dello Xinjiang, spesso inquadrata come un problema di diritti umani, sia in realtà una battaglia contro il terrorismo, l’estremismo e il separatismo. “La Cina cerca di creare consenso e di rafforzare la sua influenza globale” ha dichiarato Ma Ju, studioso di etnia musulmana Hui che vive negli Stati Uniti. Intanto, le nazioni musulmane potrebbero essere sempre meno disposte a criticare la Cina perché hanno bisogno del suo sostegno politico e dei suoi investimenti.

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