Arresti e pestaggi, il “lato oscuro” dell’Assemblea nazionale del popolo

Come ogni anno, in occasione di appuntamenti politici sensibili la polizia e le autorità danno il via a una campagna di rastrellamenti e interrogatori per impedire che i dissidenti più noti e gli attivisti democratici possano disturbare i lavori del Partito.

Pechino (AsiaNews) - Come ogni anno, in occasione di appuntamenti politici sensibili il governo cinese arresta o deporta dissidenti, attivisti e icone della resistenza contraria al Partito. In questi giorni, mentre nella capitale si svolgono i "Due incontri" - quello dell'Assemblea nazionale del popolo e quello della Conferenza consultiva del popolo cinese - la polizia è andata a "fare visita" all'artista Ai Weiwei, ai dissidenti Hu Jia, He Depu e Xu Zhiyong così come all'avvocato Jiang Tianyong. Inoltre, le autorità hanno "pagato il viaggio" ai dissidenti Gao Hongming e Zha Jianguo, che sono stati costretti a lasciare la capitale.

Le due sessioni legislative si svolgono una volta l'anno e, per quanto non siano esercizio di democrazia diretta, sono tenute sotto stretto controllo dalla stampa internazionale e dalla comunità diplomatica in Cina. Quest'anno è particolarmente sensibile, dato che i circa 3mila deputati riuniti nella Grande sala del popolo di Pechino devono confermare l'elezione ai vertici del Paese e del Partito di Xi Jinping, il leader della "Quinta generazione" di dirigenti cinesi.

Ma la repressione non si ferma ai confini di Pechino. A Shanghai le autorità hanno "convocato" i leader democratici locali e li hanno costretti agli arresti domiciliari. Fra loro anche Feng Zhenghu - che ha già scontato un anno di carcere - e Yang Qinheng, che è stato picchiato durante l'interrogatorio. A Hangzhou sono tenuti sotto controllo gli scrittori Lu Gengsong e Chen Shuqing, così come l'attivista per l'ambiente Tan Kai. Nella provincia dell'Hubei è stato rinforzato il controllo sull'attivista Yao Lifa e su Liu Feiyue, fondatore dell'organizzazione per il rispetto dei diritti umani Civil Rights & Livelihood Watch.

"Impossibile - scrive il Chinese Human Rights Defender, che ha diffuso la lista dei primi arresti - tenere il conto di quanti sono stati arrestati o picchiati mentre portavano a Pechino una petizione dalle province più lontane". Il sistema delle petizioni, garantito dalla Costituzione, consente ai singoli cittadini di presentare lamentele direttamente al governo centrale: negli ultimi anni, tuttavia, è aumentato a dismisura il numero di coloro che vengono arrestati in maniera arbitraria mentre chiedono giustizia. 

 

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