Cina, contadini difendono attivista per i diritti umani

Continua la protesta nelle campagne cinesi, sempre di più in tensione per il malgoverno e la corruzione dei leader. Ogni giorno Pechino registra fra le 120 e le 230 proteste sociali.

Pechino (AsiaNews/Scmp) – La protesta nelle campagne cinesi, nonostante le promesse del governo, non accenna a diminuire. Si sono concluse ieri le tensioni nello Shandong, ma la polizia ne è uscita male: la folla ha ribaltato le camionette intervenute per sgombrare la manifestazione ed ha spaccato tutti i vetri.

La protesta degli abitanti del villaggio di Dongshigu, nella contea Yinan, è nata dopo che Chen Hua – cugino e vicino di casa del famoso attivista cieco Chen Guangcheng – è stato picchiato da "sconosciuti assalitori" per il suo impegno civile e più tardi arrestato dalla polizia.

Dopo l'arresto, i vicini di casa hanno chiesto alle autorità il permesso di portare la nonna di Chen in ospedale a causa di uno svenimento: in risposta, uno degli "sconosciuti" ha tirato un sasso contro Du Dehai – l'uomo che aveva avanzato la richiesta – ferendolo alla fronte.

Gli abitanti non sono rimasti a guardare: hanno trascinato due camionette della pubblica sicurezza in un fosso e le hanno distrutte. Sui circa 480 abitanti, 300 hanno partecipato allo scontro.

Nel 2005 sono avvenute in Cina oltre 87 mila proteste pubbliche: rispetto all'anno precedente, si è verificato un aumento del 6,6 % dei "disturbi della quiete pubblica", del 13 % delle "interferenze illegali negli affari del governo" e del 11,8 % dei "casi di provocazione di problemi". Ogni giorno Pechino registra fra le 120 e le 230 proteste, in prevalenza nelle zone rurali, che sempre di più assumono carattere violento.

L'aumento delle proteste, e la sua connotazione "agricola", è direttamente collegata al decentramento dell'economia cinese - avvenuto in un lasso di tempo di circa 15 anni - dalle campagne alle industrie.

Ogni anno circa 40 milioni di agricoltori perdono il lavoro perché la loro terra viene requisita, da privati o dai governi locali: di questi, solo due milioni riescono ad inserirsi nel mercato del lavoro industriale, il più delle volte sotto pagati e costretti a migrare.

Le requisizioni delle terre avvengono in maniera arbitraria e spesso forzata: alcuni contadini ricevono 0,8 yuan (circa 8 centesimi di euro) ogni 0,6 ettari requisiti e – in risposta alle loro proteste – si sentono dire "di spostarsi in città".

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