Cina: è morto Xu Liangying, il “fisico dissidente” che ispirò Tiananmen

Xu è stato uno dei primi iscritti al Partito comunista, che abbandona subito dopo la presa di potere di Mao Zedong e l’inizio della repressione dei diritti umani. Vero campione della democrazia, ha continuato fino alla fine a opporsi al regime comunista nonostante 20 anni di esilio nelle campagne e 11 di arresti domiciliari.

Pechino (AsiaNews) - Xu Liangying, uno dei campioni della democrazia in Cina, è morto a 92 anni in un ospedale di Pechino dopo aver passato la maggior parte della sua vita a combattere per la libertà politica del suo Paese. Xu, uno dei primi membri del Partito comunista, venne condannato da Mao Zedong a 20 anni di lavori forzati nelle campagne cinesi per la sua opposizione a quello che considerava il "tradimento" dei valori marxisti e a 11 anni di domiciliari per aver ispirato la protesta di piazza Tiananmen. La moglie, la storica Wang Laidi, è scomparsa poche settimane prima di lui.

Il decesso è stato annunciato lo scorso 28 gennaio dal figlio Xu Chenggang, professore di economia all'Università di Hong Kong. Il "fisico dissidente" è morto per le complicazioni provocate da un'emorragia cerebrale. Insieme alla moglie ha lavorato per circa 20 anni a un libro - quasi concluso - che cerca di introdurre i concetti democratici e l'origine della democrazia al grande pubblico cinese. Per il figlio "la sua eredità è la sua battaglia per la difesa dei diritti umani in Cina, un compito non facile".

Nato a Linhai (provincia del Zhejiang) nel 1920, Xu Liangying si è laureato in fisica all'università provinciale nel 1942: la sua ammirazione per Albert Einstein era nata già alle scuole secondarie. Come ricordava lui stesso, lo aveva molto colpito la frase del celebre fisico svizzero che recita: "Lo Stato è fatto per l'uomo, non il contrario. Quindi il compito dello Stato è proteggere l'individuo e fornirgli l'opportunità di sviluppare la sua personalità creativa".

Xu si unisce al Partito comunista (all'epoca sotterraneo) all'età di 22 anni perché "credevo davvero nel marxismo, non perché volessi soltanto democrazia e libertà". Con l'avvento del regime di Mao Zedong, i suoi ideali crollano insieme alla repressione della libertà accademica e del dissenso politico. Nel 1957 il governo lo etichetta come "borghese di destra" e lo condanna a vivere e lavorare in campagna: rimarrà qui per 20 anni, fino al 1978.

Nel febbraio del 1989 scrive una lettera aperta - firmata da 42 fra i maggiori scienziati cinesi - in cui chiede ai leader del Partito di applicare la democrazia, proteggere i diritti civili e rilasciare i prigionieri politici. La lettera ispirerà la protesta pro-democrazia e anti-corruzione degli studenti e degli operai, che si riuniranno in piazza Tiananmen. Dopo il massacro e la repressione del 4 giugno, il governo condanna Xu ai domiciliari dove rimarrà fino ai primi anni del Duemila.

Nonostante queste continue repressioni continua a chiedere attraverso documenti pubblici giustizia e libertà per i dissidenti. Fra i suoi protetti c'è Wang Dan, uno dei più noti oppositori al regime comunista al momento in galera. Nel 1995 vince il Premio Heinz Pagels per i diritti umani e nel 2008 il Sakharov.

 

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