Cina: le proteste sociali fanno sempre più vittime nella polizia

Il ministero cinese della Pubblica sicurezza denuncia un aumento dei crimini legati alle proteste pari al 500 % rispetto agli anni '80. Ogni giorno un poliziotto muore e 20 vengono feriti.

Pechino (AsiaNews/Scmp) – La crescita delle proteste sociali e la mancanza di personale "sono le cause dell'aumento delle perdite umane per la polizia cinese", che in 15 anni "ha visto una drammatica crescita delle proprie vittime" arrivando ad "un morto e 20 feriti ogni giorno".

Lo ha annunciato ieri il ministero cinese della Pubblica sicurezza che ha spiegato: "dai primi anni '90 i conflitti sociali nel Paese sono divenuti più intensi" e "nello stesso tempo" i problemi collegati "alla scarsità di uomini, alla crescita dei crimini violenti ed a un equipaggiamento inadatto" sono divenuti "sempre più seri".

Fra il 1990 ed il 2005 – secondo i dati ufficiali del dicastero – sono morti 6.819 agenti e 120.783 sono stati feriti: questi dati rappresentano un aumento del 500 % rispetto a quelli relativi agli anni fra il 1981 ed il 1989 e del 600 % rispetto a quelli del periodo 1949 – 1980.

"Il problema principale – dice Fan Jingyu, direttore dell'Ufficio personale ed addestramento – rimane la scarsità di personale ed il limite che gli agenti si auto-impongono di non sparare per prevenire i crimini".

"I poliziotti cinesi, 1,7 milioni di uomini, rappresentano lo 0,12 % della popolazione contro lo 0,35 % di tutte le altre nazioni sviluppate. Il risultato – conclude - è che ogni poliziotto deve fare almeno 20 ore di straordinari a settimana".

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