Cina: nuove violenze nello Xinjiang, altri due morti fra gli uiguri

Fonti ufficiali parlano di un intervento della polizia per sedare uno scontro fra i membri della minoranza musulmana locale. I media di Stato denunciano una “campagna orchestrata” alla base delle proteste contro le rappresentanze diplomatiche cinesi.

Urumqi (AsiaNews/Agenzie) – Nuove violenze a Urumqi, capitale dello Xinjiang, teatro nei giorni scorsi di violenti scontri fra la minoranza musulmana uiguri e le forze di sicurezza cinesi. Due uiguri sono stati uccisi dalla polizia, un terzo è rimasto ferito. I media ufficiali, intanto, denunciano una “campagna orchestrata”, responsabile delle proteste della settimana scorsa alle ambasciate cinesi in Europa e negli Stati Uniti.

 

Secondo il governo della regione autonoma dello Xinjiang, la polizia è dovuta intervenire per sedare un assalto di tre uiguri verso una quarta persona, anch’essa appartenente alla minoranza musulmana. Gli agenti hanno aperto il fuoco uccidendo due assalitori; il terzo è rimasto ferito in modo grave. Fonti non ufficiali parlano invece di un intervento degli agenti che avrebbero sparato a un gruppo di uiguri armati di coltelli e aste, che avevano attaccato la polizia.

 

Urumqi è tuttora presidiata da centinaia di agenti e la polizia ha annunciato nuove misure per il mantenimento dell’ordine pubblico. Fra queste, il divieto di portare coltelli e bastoni in strada, inneggiare slogan, brandire cartelli o distribuire volantini.

 

La scorsa settimana gruppi di manifestanti avevano scagliato uova, bombe Molotov e pietre contro le ambasciate e i consolati cinesi in Turchia, Norvegia, Germania e Olanda. L’agenzia ufficiale cinese Xinhua sottolinea la “concomitanza” fra le rivolte nello Xinjiang e le proteste alle rappresentanze diplomatiche cinesi e punta il dito contro “i sostenitori del separatismo del Turkestan orientale”.

 

Secondo la Xinhua dietro le proteste vi è anche la mano del World Uighur Congress, organizzazione che raggruppa gli uiguri in esilio all’estero.  

 

Il bilancio ufficiale delle violenze dei giorni scorsi fra la minoranza musulmana uiguri e le forze di sicurezza cinesi nello Xinjiang è di 184 morti e circa 1700 feriti, tra cui 137 cinesi di etnia han e 46 uiguri. Gruppi dissidenti in esilio parlano invece di “centinaia” di vittime fra i musulmani.

 

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