Come i francesi, i cinesi contro aumento età pensionabile

È la probabile risposta del governo agli effetti sul sistema previdenziale del rapido invecchiamento della popolazione. Sondaggio: il 74% degli intervistati vuole pensione sotto i 55 anni; solo il 6% l’accetta sopra i 61. Allo studio una riforma per portare l’età pensionabile a 65 anni: avrebbe forti effetti sociali ed economici.

di Emanuele Scimia

Pechino (AsiaNews) – La maggior parte dei cinesi non vuole andare in pensione più tardi: è probabile però che il governo interverrà in questo modo per contenere gli effetti economico-sociali del progressivo invecchiamento della popolazione. Secondo un recente sondaggio di Life Times, rilanciato da Nikkei Asia, il 74% degli intervistati ritiene giusto ritirarsi dal lavoro prima dei 55 anni e solo il 6% oltre i 61.

L’umore dei cinesi non è diverso da quello di molti francesi che protestano in questi giorni contro la riforma che dovrebbe alzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni. Lo dimostrano anche le massicce proteste di febbraio, quando migliaia di pensionati hanno protestato a Wuhan (Hubei) e Dalian (Liaoning) per i tagli decisi dalle autorità provinciali ai loro sussidi sanitari.

Oggi in Cina gli impiegati cinesi vanno in pensione a 60 anni e le donne a 55. La media nazionale di pensionamento è 54 anni, 11 in meno che nei Paesi avanzati.

Il problema per una società cinese che invecchia a ritmi rapidissimi è che avrà meno forza lavoro per  spingere l’economia e pagare chi è già pensionato. Al momento in Cina ci sono 2,26 lavoratori che contribuiscono al sussidio di un anziano: si calcola che nel giro di 20 anni saranno 1,25.

Le stime sono che entro i prossimi 10 anni circa 228 milioni di cinesi andranno in pensione. Il governo sta studiando una possibile risposta per non mettere il pericolo il sistema previdenziale. Quella più considerata prevede la pensione per tutti a 65 anni nei prossimi 30 anni.

Come in Occidente, allungare la vita lavorativa di una persona ha due principali implicazioni: la prima è che ci saranno meno nonni per sostenere e aiutare giovani famiglie con figli. La seconda è che ci saranno sempre meno impieghi per chi entra nel mercato del lavoro: un problema in Cina, dove la disoccupazione giovanile è quasi al 19%.

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