Tianjin (AsiaNews/Agenzie) – Si è aperto stamane a Tianjin il processo contro l’avvocato attivista Zhai Yanmin. Zhai è uno delle centinaia di avvocati che dall’anno scorso sono stati arrestati, allontanati dalla professione, imprigionati. Egli stesso è accusato di “sovversione del potere dello Stato” e rischia l’ergastolo.
Zhai appartiene a un gruppo di avvocati arrestati , definito del “709”, perché gli arresti sono cominciati il 9 luglio dello scorso anno. La loro “sfortuna” è di aver avuto successo nel difendere attivisti, poveri, persone che hanno subito ingiustizie (salari non pagati, case sequestrate, ecc…) sfruttando i pochi appigli delle leggi cinesi e creando delle falle nel muro dell’alleanza fra il partito e le oligarchie economiche.
Le autorità cinesi hanno fatto di tutto per soffocare il gruppo: non hanno mai permesso ai familiari degli arrestati di fare loro visita; hanno sequestrato la moglie e perfino i figli minorenni di uno o dell’altro per piegarli a confessare i loro “crimini”.
A questo proposito, proprio ieri è apparso un video dell’avvocato Wang Yu (v. foto), collega di Zhai, arrestata formalmente all’inizio dell’anno, ma “scomparsa” sei mesi prima. Il figlio di Wang, fuggito in Myanmar, è stato estradato, ricondotto in Cina e arrestato.
Nel video Wang Yu dice di voler lasciare la carriera legale e accusa la sua ditta, la Fengrui, di essere strumento di “forze straniere” per screditare la Repubblica popolare cinese. Per molti osservatori la “confessione” di Wang è stata ottenuta con la forza.
Fra gli avvocati arrestati nel 2015 vi è anche l’avvocato cristiano Zhang Kai, che insieme ad un gruppo di colleghi era impegnato a fermare con il diritto la campagna di demolizioni delle croci in corso nella provincia meridionale del Zhejiang. Anch’egli ha emesso una “confessione” in cui riconosce tutti i suoi errori.










