Coronavirus: Pil cinese in crescita, ma disoccupazione rimane alta

Tra aprile e giugno, l’economia del gigante asiatico è cresciuta del 3,2%, in ripresa dopo il crollo a inizio anno dovuto alla pandemia. Il dato contrasta con quello sulla disoccupazione, che si attesta al 5,7%. Cala anche il reddito pro-capite dei cinesi. Impennata degli scioperi per il mancato pagamento dei salari.

di Emanuele Scimia

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il prodotto interno lordo cinese torna a crescere dopo il crollo dovuto alla pandemia di coronavirus. Lo riporta oggi l’Ufficio nazionale di statistica. Nel secondo trimestre dell’anno, l’economia della Cina è cresciuta del 3,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Per effetto della crisi pandemica, il Pil del gigante asiatico aveva registrato una decrescita del 6,8% nei primi tre mesi dell’anno: un vero crollo,  la prima contrazione economica dalla fine della Rivoluzione culturale nel 1976.

Il governo ha risposto alla crisi iniettando liquidità nel sistema economico-finanziario, tagliando le tasse e agevolando il credito bancario. Alla luce di queste iniziative, il recupero dell’economia cinese era atteso dagli analisti, che però avevano previsto un dato più contenuto (+2,4%). Essi si aspettano un miglioramento anche nei prossimi mesi, anche se gli altri indicatori economici alimentano dubbi sull’effettiva ripresa.

Come notato dal China Labour Bulletin (Clb) di Hong Kong, a giugno il tasso di disoccupazione nelle aree urbane è rimasto piuttosto alto (5,7%), solo in leggero miglioramento rispetto al 5,9% di maggio. Il dato non tiene conto però di circa 290 milioni di lavoratori migranti, provenienti per lo più dalle aree rurali, che incontrano problemi a ritrovare impiego.

Nei primi sei mesi del 2020, il reddito pro-capite disponibile nel Paese si è poi ridotto dell’1,3% su base annua (del 2% nelle aree urbane). Ciò è confermato dal calo delle vendite al dettaglio, scese dell’1,8% lo scorso mese.

Il continuo stato di crisi è comprovato dall’impennata negli scioperi per il mancato pagamento dei salari o degli arretrati. In giugno, il Clb ha registrato 89 proteste da parte di lavoratori che rivendicavano i propri diritti.

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