Crisi di carburante nella Cina del boom

Mentre cresce il prezzo del barile di petrolio, il governo blocca i prezzi a dettaglio per timore di inflazione e proteste. La fame di energia è il punto debole dell’economia cinese.

Pechino (AsiaNews) – I prezzi del petrolio e i tentativi del governo di frenare l’inflazione sono alla base di un drastico razionamento nella distribuzione di benzina e soprattutto di cherosene alle pompe di benzina. Perfino nella capitale diversi distributori della statale Sinopec stanno razionando le scorte.

Il razionamento è in vigore da tempo nelle ricche zone costiere: Guangdong, Fujian, Jiangsu e Zhejiang. Ma si è ormai diffuso anche in molte zone povere del Paese, come l’Anhui, Henan, Hubei.

Il problema nasce da fatto che il governo non vuole che si ritocchi il prezzo di vendita di benzine e diesel per timore che questo inneschi una nuova ondata di inflazione e rivolte fra i poveri. L’ultimo incremento è stato fatto nel maggio 2006. Il punto è che da allora il prezzo al barile del petrolio è cresciuto in modo vertiginoso, giungendo fino a oltre 90 dollari. I prezzi fissati dallo stato sono buoni per un prezzo di 60-65 dollari al barile. Ciò significa che le compagnie petrolifere stanno distribuendo carburante in perdita. Diverse raffinerie hanno smesso di funzionare e tocca alla statale Sinopec riempire i serbatoi dei distributori, con perdite per centinaia di milioni di dollari, coperti dalle sovvenzioni statali.

La Sinopec, pur avendo incrementato la produzione, ha anche avvertito che da novembre dovrà chiudere una raffineria e ridurre del 3% la produzione. Secondo l’agenzia Reuters, la mossa sembra essere un segnale al governo perché lasci più libertà nello stabilire i prezzi delle benzine al dettaglio.

Il grande sviluppo economico cinese ha raddoppiato in pochi anni la richiesta di energia. Per questo governo e compagnie cinesi sono lanciati nella ricerca di depositi off-shore nel Mar della Cina, in Africa e in America latina, oltre a coltivare rapporti con i Paesi del petrolio in Medio Oriente. Lo scorso anno Pechino ha importato il 45% del suo fabbisogno di petrolio (più del 4% rispetto all’anno precedente). Va notato che fino al ’93 la Cina era considerata un Paese esportatore di petrolio.

Secondo diversi studiosi, un’impennata dei prezzi del petrolio per un certo tempo, potrebbe portare a un collasso di tutto il sistema economico cinese, il cui modello di sviluppo è fortemente dispendioso. Un solo esempio: nel 2004 e 2005, a fronte di un tasso di crescita del Prodotto interno lordo del 9,3%, il consumo di energia è aumentato di circa il 16 %.

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