Danze, feste e messe: l'Indonesia festeggia l’anno del Dragone

Il capodanno lunare celebrato dalle comunità di origine cinese. Eventi e ricorrenze continueranno per le prossime due settimane. Nel 1967 il generale Suharto aveva bandito la festa, poi reintrodotta dal presidente Gus Dur nel 2000. Migliaia di cattolici a Jakarta hanno partecipato a una funzione religiosa.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Danze, spettacoli, rappresentazioni tipiche della tradizione, vetrine di negozi e centri commerciali che espongono abiti caratteristici e una messa speciale, a Jakarta, in “stile mandarino”. Così gli indonesiani di origine cinese – fra cui molti cattolici – hanno celebrato il capodanno lunare, che il 23 gennaio scorso in molte nazioni asiatiche ha segnato l’inizio dell’anno del Dragone. Eventi e manifestazioni continueranno per le prossime due settimane e si concluderanno il 6 febbraio con l’ultimo appuntamento in calendario a Singkawang, una “china-town” nella provincia del Borneo occidentale. Per l’occasione migliaia di indonesiani e di turisti riempiranno la cittadina per assistere al “Cap Go Me”, una festa di piazza con balli, musiche e canti.

Per molti anni la comunità cinese non ha potuto festeggiare la ricorrenza: nel 1967, infatti, l’ex presidente gen. Suharto – con il decreto Inpres Number 14/1967 – ha emanato una legge che proibiva “ogni pratica culturale cinese” in tutto il territorio. Una direttiva conseguenza dell’attentato in cui erano morti sette alti ufficiali dell’esercito il 30 settembre del 1965 e attribuito al Partito comunista indonesiano (Pki). Essa ha così cancellato per decenni oggetti, spettacoli, celebrazioni ed eventi riconducibili alla tradizione cinese, fra cui i festeggiamenti per il nuovo anno lunare, meglio conosciuti nell’arcipelago con il soprannome di “imlek” o “sincia”.

Nel 2000, con una decisione coraggiosa e sorprendente, il presidente riformista Abdurrahman Wahid “Gus Dur” abroga la legge e concede ai discendenti cinesi di celebrare le feste, riportando alla luce costumi e riti legati alla tradizione. Da quel momento l’Indonesia ha registrato una crescita esponenziale nello studio del mandarino, la lingua cinese, e delle danze tradizionali fra cui quella del dragone. Da tre anni l’imlek è anche considerato festa nazionale a tutti gli effetti; molte scuole di Jakarta e nel Borneo occidentale, dove si concentra la presenza degli immigrati, sospendono le lezioni e per le famiglie è un’occasione per riunirsi e festeggiare.

In particolare, la comunità cattolica cinese di Jakarta ha celebrato una messa “in stile mandarino”, con costumi e colori della tradizione, durante la quale il sacerdote ha tenuto una predica “speciale” in cui ha spiegato il “vero significato” del capodanno lunare. A nord della capitale, nella parrocchia di San Giacomo, tre preti hanno organizzato una funzione di due ore alla presenza di migliaia di fedeli, mentre altre centinaia erano assiepati sul sagrato e nell’area antistante. Nel corso dell’omelia il sacerdote ha invitato i fedeli a “essere coraggiosi guardando a Cristo ed essere coraggiosi testimoniando con orgoglio la fede cattolica”.

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