Diaoyu/Senkaku, ora si rischia una “disastrosa” guerra economica

Le continue provocazioni militari da ambo le parti mantengono altissimo il livello della tensione. E i grandi dell’economia cinese decidono di disertare il summit convocato a Tokyo dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale. La Lagarde invita entrambi a tornare al dialogo: “La situazione mondiale è traballante, non possiamo permetterci uno scontro fra le due maggiori economie asiatiche”.

Tokyo (AsiaNews) - La disputa sulla sovranità dell'arcipelago delle Diaoyu/Senkaku assume sempre di più i contorni di una guerra economica fra Cina e Giappone, che potrebbe avere ripercussioni sull'intera economia mondiale. Nonostante gli avvertimenti e le richieste dei vari istituti finanziari internazionali, Tokyo e Pechino non sembrano voler chiudere la questione.

La celebrazione del 40esimo anniversario della normalizzazione dei rapporti diplomatici fra i due Paesi non è servita per trovare un accordo fra le due potenze asiatiche. Hong Lei, portavoce del ministero cinese degli Esteri ha sottolineato oggi che "la Cina continuerà a pattugliare le acque delle isole" che Pechino chiama "Diaoyu" e Tokyo "Senkaku".

Ieri 4 navi cinesi da combattimento sono entrate nelle acque contese per "contrastare l'intrusione dei giapponesi di destra e operano nell'area in normali attività di salvaguardia dei diritti dei cinesi sull'arcipelago". I "giapponesi di destra" sono alcuni attivisti che, nei giorni scorsi, sono sbarcati su alcune porzioni di terreno conteso.

Hong ha poi chiesto: "Qual'è il motivo di provocare in maniera ripetuta dei problemi nelle Diaoyu, specialmente quando Cina e Giappone si stanno consultando intensamente sulla questione? Perchè il governo giapponese mantiene un atteggiamento indulgente su loro?". Da parte sua, Tokyo rivendica la sovranità sulle terre - che secondo il diritto nipponico appartengono alla Prefettura di Okinawa - e ha dichiarato che "non intende" controllare il libero movimento dei propri cittadini.

Oltre al rischio militare, questo continuo scambio di provocazioni sta colpendo in maniera incisiva i rapporti economici bilaterali. I giganti dell'economia cinese - comprese le "Quattro grandi", le mega-aziende statali che operano nel settore energetico e bancario - hanno deciso di disertare il prossimo summit convocato a Tokyo dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale.

Proprio il numero uno dell'Fmi, Christine Lagarde, ha invitato Cina e Giappone ad "allentare le tensioni diplomatiche legate alle dispute territoriali, perché la traballante economia mondiale ha bisogno dei due giganti asiatici per una crescita economica sostenibile". Cina e Giappone, ha aggiunto, "sono fattori chiave per l'economia e non possono essere distratti da dispute territoriali. Lo stato attuale dell'economia globale richiede un impegno totale da parte di Cina e Giappone".

Non è chiaro il valore dell'arcipelago. Si pensa che esso abbia anzitutto un valore strategico, trovandosi sulla rotta delle più importanti vie marittime; altri affermano che oltre alle acque ricche di pesca, nel sottofondo marino vi siano sterminati giacimenti di gas. Nel 2008, come gesto di distensione, i due governi hanno firmato un accordo per lo sfruttamento e la ricerca congiunti nell'arcipelago, che tuttavia è rimasto lettera morta.

 

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