Dighe e deforestazione: non è solo “naturale” il disastro nel Gansu

Cresce a 700 il bilancio dei morti: 1042 i dispersi. In 40 anni distrutti 126 mila ettari di foreste. Costruite in pochi anni più di 150 dighe su tutti i fiumi della zona, con totale incuria verso il sistema idro-geologico. Il “supersviluppo idroelettrico” è fonte di introiti per le autorità locali. Mancano piani di emergenza in caso di disastri.

di Wang Zhicheng

Zhouqu (AsiaNews/Agenzie) – Le squadre di emergenza cercano ancora sopravvissuti sotto la frana di rocce, terra e fango che ha sommerso tre villaggi nella contea di Zhouqu (Gansu). Il bilancio dei morti si fa sempre più pesante: oltre 700 i cadaveri recuperati, mentre rimangono ancora 1042 dispersi.

 

I media cinesi mostrano l’eroismo e la dedizione delle squadre di soccorso e lamentano il carattere “naturale” del disastro, causato dalle piogge torrenziali che si sono abbattute sul Gansu nelle ultime settimane. Ma non è proprio così.

 

La colata di fango che ha coperto una zona di 5 km di lunghezza e larga 500 metri, distruggendo abitazioni, uomini e animali, è “un disastro annunciato”.

 

Secondo il prof. Fan Xiao, geologo del Sichuan, oltre all’amministrazione molto approssimativa della regione, alla catastrofe ha contribuito la “frenesia” nel costruire dighe su quasi ogni fiume e la deforestazione selvaggia.

 

Intervistato dal South China Morning Post, egli fa notare che la popolazione di Zhouqu, un terzo della quale è tibetana, è da sempre affetta dalle frane.

 

Dal 1823 vi sono state almeno 11 enormi frane, che hanno distrutto strade, case e città intere, ma l’amministrazione non ha mai preparato alcun piano di emergenza da seguire in caso di disastro.

Ancora più drammatica è stata la deforestazione. L’area, che una volta era chiamata “lo Shangri-La del Gansu”, dal 1950 al 1990 ha subito una campagna governativa per creare terreno coltivabile sulle alture. In quegli anni, sono stati tagliati almeno 126 mila ettari di foresta e ricuperato 7300 ettari di terreno coltivabile sulla montagna. Ma questo ha degradato il sistema ecologico di tutta l’area.

 

A ciò si è aggiunto il degrado dovuto alle dighe. Dal 2003 al 2007, per attrarre investimenti nella regione,  sono state costruire 41 dighe idroelettriche e programmate altre 12. Ma la maggior parte delle ditte costruttrici non aveva una coscienza ecologica e non ha capito l’importanza di conservare l’acqua e la stabilità della terra.

 

Ecologisti e geologi hanno dato l’allarme per anni sui possibili danni provenienti dal “supersviluppo idroelettrico” . Per tutta risposta, quest’anno sono state costruite altre 156 dighe e dozzine d’altre sono in progetto proprio nella regione colpita.

 

Fan Xiao punta il dito contro le autorità locali che “hanno ignorato gli allarme e le possibili gravi conseguenze nel costruire dighe, viste solo come una fonte di nuove tasse che, secondo le statistiche ufficiali, contribuiscono al 50% degli introiti dell’area.

 

Un altro geologo, Yang Yong, ricorda che anche la costruzione di grandi strade e quella di una ferrovia vicino a Zhouqu, da Lanzhou a Chengdu, hanno contribuito all’erosione e alla crescente instabilità geologica.

 

In compenso, uno studio del’Accademia delle Scienze per prevenire i rischi di valanghe e frane, in atto dal 1996, è stato fermato per mancanza di fondi.

 

Anche la tragedia nel Gansu può essere quindi attribuita allo sviluppo economico selvaggio e incurante dell’ambiente, che caratterizza la Cina da almeno 20 anni. Nonostante ciò, Xu Shaoshi, ministro della terra e delle risorse naturali, continua a dichiarare che il disastro di Zhouqu è dovuto alle forti piogge, al terremoto del Sichuan, alla siccità e all’erosione del suolo. Soltanto?

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