Dimostrante muore in prigione. Crescono le rivolte per i terreni confiscati

Era stato arrestato tre giorni fa. Ufficialmente è morto “per arresto cardiaco”. Membri del Falun Gong, vescovi e sacerdoti muoiono in prigione per torture. Gli “incidenti di massa”, ossia scontri fra polizia e dimostranti sono cresciuti a 180 mila nel 2010.

di Wang Zhicheng

Pechino (AsiaNews) – Un uomo accusato di aver partecipato a una dimostrazione contro dei terreni confiscati è morto stamane nella prigione di Wukan (Guangdong). Il governo municipale di Shanwei, sotto cui si trova anche Wukan, ha dichiarato che Xue Jinbo, arrestato la scorsa settimana a Wukan, “si è sentito subito male”. Trasportato all’ospedale è morto ufficialmente per arresto cardiaco.

La morte in prigione di Xue Jinbo è solo l’ultima di una serie. L’Onu ha denunciato molte volte che nelle prigioni cinesi la tortura è una “pratica diffusa”. Diverse migliaia di membri della Falun Gong muoiono in prigione. Anche due vescovi, mons. Gao Kexian e mons. Han Dingxian sono morti in detenzione (v.: 31/01/2005 Confermata la morte di mons. Gao, vescovo sotterraneo di Yantai; e  2/09/2007 I dubbi dei cattolici sulla morte di mons. Han Dingxian, vescovo sotterraneo di Yongnian).

Dal mese di settembre nella zona vi sono manifestazioni di contadini che accusano il governo di averli derubati dei terreni dei loro villaggi per speculazioni edilizie senza pagare un giusto prezzo.

Lo scorso 21 settembre i manifestanti hanno anche attaccato gli edifici del governo di Wukan e una stazione di polizia (v. 23/09/2011 Guangdong, ancora proteste sociali contro la requisizione delle terre ).

Tre giorni fa Xue Jinbo è stato arrestato, mentre continuano manifestazioni e sit-in. Il governo di Shanwei ha promesso di verificare le accuse dei contadini, ma le manifestazioni non si fermano.

La legge cinese obbliga le amministrazioni locali a pagare un compenso ai contadini espropriati, ma gli indennizzi vengono considerati spesso non adeguati. In altri casi, le requisizioni sono messe in atto per far posto ai grandi progetti infrastrutturali, generosamente finanziati dalle grandi banche.

La requisizione delle terre e il loro mancato pagamento sono la causa principale dei cosiddetti "incidenti di massa". Nel 1994 vi sono stati 8.700 di tali "incidenti". Nel 2006 ve ne sono stati 127mila. Le cifre dell'anno scorso si aggirano sui 180 mila.

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