Dopo 60 anni Cina e Taiwan unite dal turismo

Per la prima volta i due governi si accordano per aprire uffici semi-governativi nei reciproci territori. Si tratta di una svolta epocale, fortemente voluta dal presidente taiwanese. La decisione dopo la presentazioni dei dati del turismo del primo trimestre: i cinesi in visita sull’isola superano i giapponesi.

Taipei (AsiaNews/Agenzie) – Il governo della Cina continentale e quello di Taiwan si sono accordati per aprire uffici turistici in entrambi i Paesi, una mossa che non ha precedenti nei 60 anni di rivalità accesa fra le due nazioni. Lo hanno confermato ieri rappresentanti di entrambi gli esecutivi, dopo che i dati statistici presentati da Taipei sul primo trimestre del settore hanno confermato un’inversione di rotta: i turisti più frequenti sull’isola sono infatti per la prima volta cinesi, e non giapponesi.

 

Secondo le statistiche, nei primi tre mesi del 2010 oltre 344mila turisti cinesi hanno visitato Taiwan. Il numero è praticamente raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e per la prima volta supera quelli provenienti dal Giappone, che sono stati 270mila. Anche su scala annuale le proporzioni sembrano cambiare: nel 2009, sono stati 970mila i turisti cinesi che hanno visitato l’isola, contro il milione e 6mila di cittadini giapponesi.

 

L’Associazione per il turismo sullo Stretto di Taiwan, dopo aver ricevuto l’approvazione ufficiale dal governo di Taipei, aprirà il suo ufficio a Pechino il prossimo 4 maggio. Allo stesso tempo Shao Qiwei, presidente dell’Amministrazione nazionale cinese per il turismo e dell’Associazione per il turismo sullo Stretto, aprirà una rappresentanza a Taipei il 7 maggio. Saranno i primi uffici amministrativi semi-ufficiali ad aprire dopo la divisione del territorio cinese, avvenuta nel 1949 al termine della guerra civile fra i maoisti e i nazionalisti.

 

Wen Liu, portavoce dell’Associazione turistica taiwanese, sottolinea che i preparativi per l’inaugurazione dell’ufficio di Pechino sono quasi completati: “Abbiamo bisogno soltanto della conferma finale. L’ufficio mira a fornire ai turisti cinesi tutte le informazioni più dettagliate sui viaggi a Taiwan”. Pechino considera l’isola una “provincia ribelle”, che deve essere ricongiunta con la madrepatria anche con la forza. Per questo, tramite ogni mezzo – diplomatico e militare – cerca di convincere le nazioni del resto del mondo a non riconoscere in maniera ufficiale il governo di Taipei.

 

I rapporti fra le due nazioni erano molto peggiorati all’inizio del 2000, quando venne eletto alla presidenza l’ultra-indipendentista Chen Shui-bian, leader del Partito democratico. Dopo due mandati, tuttavia, Chen ha ceduto il posto nel 2008 al nazionalista Ma Ying-jeou: anche se esponente del Kuomintang – partito storico di Chiang Kai-shek e fiero oppositore della Cina continentale – Ma ha aperto a Pechino e ha chiesto maggiore cooperazione commerciale fra i due Paesi.

 

La svolta del presidente non è stata particolarmente gradita dalla popolazione, che lo ha punito in due elezioni amministrative consecutive costringendolo a chiedere scusa per gli errori commessi. Oltre al rapporto con lo storico avversario, i taiwanesi gli rimproverano la malagestione dell’emergenza causata dal tifone Morakot, che ha fatto centinaia di vittime.

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