Economia verde e reti digitali: la 'nuova' via della seta di Xi Jinping

Nel Forum per il decennale della Belt and Road Initiative davanti ai rappresentanti di 130 Paesi il presidente della Repubblica popolare ha delineato un piano in otto punti con meno investimenti sui grandi progetti infrastrutturali. Oltre a Putin presente anche il ministro del Commercio dei talebani. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi: "Pechino favorevole a un organismo Onu per il governo dell'Intelligenza artificiale".

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Un piano in otto punti per rilanciare la Belt and Road Initiative (BRI). Con meno enfasi (e soldi) sui grandi progetti infrastrutturali e più attenzione a nuove direttrici come l’economia verde, l’alta tecnologia e la finanza digitale. È il piano tratteggiato dal presidente cinese Xi Jinping nell’atteso discorso tenuto oggi al 3° Forum della BRI che ha visto riuniti a Pechino nella Grande Sala del Popolo un migliaio di rappresentanti di 130 Paesi, in gran parte provenienti dal cosiddetto Sud Globale.

Tra le presenze degne di nota quella del presidente russo Vladimir Putin, alla prima visita in Cina dall’inizio del conflitto in Ucraina. Ma anche quella del ministro del Commercio del governo talebano dell’Afghanistan Haji Nooruddin Azizi (“I cinesi sono più interessati agli affari economici, ecco perché siamo qui”, ha detto a un gruppo di giornalisti). L’unico capo di Stato o di governo europeo presente era il primo ministro ungherese Viktor Orban.

Nel suo discorso - celebrando il decennale della BRI - Xi Jinping ha criticato gli sforzi occidentali per ridurre la dipendenza dall'economia cinese, affermando che "le nostre vite non saranno migliori e il nostro sviluppo non sarà più veloce se consideriamo lo sviluppo degli altri come una minaccia e l'interdipendenza economica come un rischio".

In questo quadro ha declinato il futuro della cosiddetta “nuova via della seta” intorno a otto punti: il primo resta certamente il sistema di corridoi logistici tra l’Asia, l’Europa e l’Africa, ma da affiancare a una “zona di commercio elettronico sulla via della seta”, con più accordi di libero scambio e trattati di investimento.  Nonostante le difficoltà attuali dell’economia cinese, sul piatto Pechino promette di mettere un ulteriore impegno finanziario di 47,8 miliardi di dollari da parte delle banche di sviluppo cinesi. Ma saranno fondi destinati anche a dare una spinta allo sviluppo verde; impegni per lo sviluppo scientifico e l'intelligenza artificiale; più scambi culturali e interpersonali, compresa un’alleanza per il turismo. Xi Jinping parla anche di una “cooperazione pulita” per migliorare la trasparenza. E promette anche di creare istituzioni che governino la BRI, compreso un segretariato.

Quella dei prossimi anni si prospetta, dunque, come una Belt and Road Initiative più in linea con l’ambizione cinese di porsi come catalizzatore del Sud globale, per uno sviluppo “verde e sostenibile” in contrapposizione con quello che definisce il “neocolonialismo occidentale”. Anche se il tema dei pesanti vincoli creati dai debiti contratti con la Cina è stato sollevato espressamente al Forum dal presidente indonesiano Joko Widodo – una delle nazioni più indebitate con Pechino per la BRI – che ha sostenuto che i progetti “non devono complicare le condizioni fiscali dei Paesi”.

Per parte sua Putin – che è intervenuto dopo Xi - ha invitato a investire a livello globale nella rotta del Mare del Nord, che secondo lui potrebbe approfondire il commercio tra est e ovest. “La Russia non si limita a proporre ai suoi partner di utilizzare attivamente il suo potenziale di transito – ha dichiarato -. Invitiamo gli Stati interessati a partecipare direttamente al suo sviluppo, e siamo pronti a fornire navigazione, comunicazioni e rifornimenti affidabili per i rompighiaccio”.

Sul fronte delle scontro con l’Occidente sulle nuove tecnologie - infine - va segnalato che nel corso del vertice il Ministero degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato che la Repubblica popolare cinese spingerà per la creazione di un organismo delle Nazioni Unite che regoli l’Intelligenza artificiale. Pechino si oppone all'”ostruzione dolosa dello sviluppo dell'Intelligenza artificiale messa in atto da altri Paesi” - ha detto – in aperta polemica con le misure adottate dall’amministrazione Biden per frenare l'esportazione di chip avanzati in Cina.

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