Giornata della non violenza, la speranza di un Tibet libero

Il coordinatore dell’Ufficio per le relazioni fra l’India ed il Tibet parla ad AsiaNews. L'occasione è la prima giornata internazionale dedicata agli insegnamenti di Gandhi, e spiega che la popolazione tibetana spera nella non violenza per liberarsi dalla dittatura cinese.

di Nirmala Carvalho

New Delhi (AsiaNews) – Nella marcia verso un Tibet libero dall’occupazione cinese, la popolazione “si ispira agli insegnamenti di non violenza, dialogo e comprensione del Mahatma Gandhi, che ha molto influenzato il Dalai Lama”. Per questo, “i tibetani accolgono con gioia la decisione di intitolare il 2 ottobre alla non violenza, l’unica arma efficace contro le dittature”.

 

E’ il commento rilasciato ad AsiaNews da Tsering Dorje, coordinatore dell’Ufficio per le relazioni fra l’India ed il Tibet, alla decisione presa dalle Nazioni Unite di dedicare la giornata di oggi agli insegnamenti di Gandhi, ed in particolar modo alla Satyagraha, la non violenza.

 

Il concetto di Satyagraha nasce nel 1893, quando Gandhi si reca in Sud Africa con l'incarico di consulente legale per una ditta indiana: qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L'indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spinge alla lotta politica.

 

Il Mahatma [la “Grande Anima” ndr] si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e l'11 settembre del 1906 lancia il suo metodo di lotta basato sulla resistenza non violenta, chiamato Satyagraha: una forma di “non collaborazione” radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all'uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce.

 

Con il termine Satyagraha si indica anche il tipo di lotta nonviolenta praticata da Martin Luther King, Mandela ed altri nella storia. La parola deriva dai termini in sanscrito satya (verità), la cui radice sat significa Essere, e agraha (fermezza, forza). Le traduzioni italiane che più si avvicinano al significato di Satyagraha sono "vera forza", "forza dell'amore" o "fermezza della verità". Il termine porta con sé l'idea di ahimsa, cioè assenza di violenza, di danneggiamento.

 

Gandhi, dice Dorje, “era un vero messaggero di pace, ed ha conquistato l’indipendenza indiana grazie ad un concetto rivoluzionario. Questo è molto importante per tutto il mondo, ma in particolar modo per noi tibetani: ci sentiamo motivati da questo messaggio e per questo continuiamo ad avere speranza in un Tibet libero dall’occupazione cinese”.

 

La speranza, conclude, “è riposta soprattutto nel fatto questa Giornata possa scuotere le coscienze della comunità internazionale, e dia forza e sostegno effettivo a tutte quelle comunità che, tramite la non violenza, cercano di portare dei cambiamenti significativi e pacifici nel mondo”.

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