I governi locali requisiscono con l’imbroglio le terre dei contadini

Secondo il ministero per la Terra e le risorse, tra il 2004 e il 2005 metà degli espropri sono stati fraudolenti. Terre coltivate classificate come non agricole e requisite per progetti pubblici ma poi vendute a privati. Il caso di Qinghe, dove i contadini hanno scoperto di non avere nessuna tutela.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Secondo Zhang Xinbao, dirigente del Ministro per la Terra e le risorse, tra l’ottobre 2004 il maggio 2005 i governi locali hanno acquisito con mezzi fraudolenti metà dei terreni requisiti per costruzioni. I contadini non hanno effettiva tutela legale e spesso è inutile persino protestare in piazza, come è successo a Qinghe.  

Zhang spiega che spesso funzionari pubblici corrotti riclassificano i terreni coltivati come non agricoli, per facilitarne l’esproprio. I governi locali offrono indennizzi minimi ai contadini e rivendono poi i terreni a prezzo elevato senza realizzare le opere previste.

Nella contea di Qinghe (Hebei) nell’estate 2006 il governo ha deciso di realizzare nuovi uffici pubblici su 10 ettari comprendenti il cimitero locale e campi coltivati. I residenti non sono stati consultati e ad ottobre la polizia ha iniziato a distruggere i raccolti e ad aprire le tombe. Ci sono state proteste di piazza e scontri, con 4 arresti, ma il progetto è proseguito. Il governo, acquisite le terre, non ha costruito i propri uffici ma le ha vendute a imprese private a prezzo elevato, rifiutando qualsiasi spiegazione.

Intanto 3 mesi fa sono state confiscate le terre coltivate di Jiang Xiechang e altri due contadini del villaggio di Dongguan (Qinghe) per costruire una strada, nell’ambito di questo progetto. I tre ad aprile si sono rivolti al Tribunale contro il governo. Ma la causa non è ancora stata decisa e intanto il governo ha preso le terre e terminata la strada.

I contadini raccontano al quotidiano South China Morning Post che il governo ha loro offerto 12mila yuan (1.200 euro) per ettaro di terra ogni anno, ma che è davvero poco. “Noi – spiegano – coltiviamo cotone e nelle annate peggiori guadagniamo [almeno 24mila yuan per ettaro]. Il prezzo non è giusto e dovremmo anche aspettare ogni anno di ricevere il denaro dal governo”. Intanto “hanno costruito la strada e non ci hanno dato un centesimo”.

Mentre i contadini non hanno alcuna via per tutelare i diritti, Pechino si lamenta che in Cina diminuisce la terra coltivata, ormai al di sotto di 1,21 milioni di chilometri quadrati, appena sufficiente a soddisfare le esigenze alimentari interne.

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